
Il 90 per cento degli italiani riconosce i benefici del dormire bene, ma oltre la metà ammette di non avere un sonno continuo e solo il 23 per cento si alza sentendosi riposato.
Cresce la consapevolezza dell’importanza di prendersi cura del proprio sonno, anche ricorrendo a integratori naturali come la melatonina.
Sono più energici (54 per cento), più in forma (42 per cento) e più di buonumore (41 per cento), ma anche più produttivi e concentrati…e persino più sani e più belli!
No, non sono i supereroi di un nuovo film di fantascienza, ma gli italiani che dormono bene e che, se dovessero associare un super potere a una buona notte di sonno, indicherebbero il super buonumore (24 per cento) o il super relax (18 per cento).
A rivelarlo è la nuova ricerca Ho solo dormito meglio! di ZzzQuil, il noto brand di Procter & Gamble di integratori per il sonno, che, dopo l’indagine condotta nel 2019 (6 anni e una pandemia fa), torna ad indagare il rapporto tra italiani e sonno, dedicando un focus ai benefici (ancora poco conosciuti e spesso sottovalutati) di una bella dormita
(l’indagine quantitativa condotta da Squadrati con metodo CAWI su 1.502 rispondenti tra i 18 e i 64 anni nella prima settimana di gennaio 2025).
È infatti interessare notare come la quasi totalità degli italiani (il 90 per cento) riconosca che dormire bene impatta in modo rilevante sulla mente, sul fisico, sull’umore e persino sulla bellezza, e che si consolida la consapevolezza dell’importanza di un sonno di qualità, testimoniata dalle numerose accortezze e “rituali” che gli italiani seguono per favorire l’addormentamento e un sonno continuo (solo il 7 per cento degli italiani non fa proprio nulla per cercare di dormire meglio).
Come dormono gli italiani? Per rispondere, ZzzQuil ha iniziato indagando come si svegliano, scoprendo che gli italiani si dividono in 3 categorie: Zombie, Lepri e Troll.
La prima, quella degli Zombie, è composta dagli italiani (ben il 41 per cento) che si svegliano trascinandosi per casa ancora addormentati e che, rispetto agli altri, vedono il loro riposo disturbato più frequentemente da stress e ansia (rispettivamente 55 per cento contro il 50 per cento di media campionaria e 44 per cento vs 39 per cento).
All’estremo opposto troviamo le Lepri, ovvero gli italiani (il 33 per cento) che si svegliano pimpanti e subito attivi: rispetto agli altri, tendono ad andare a letto prima delle 23:00, addormentandosi appena toccano il cuscino (32 per cento vs 22 per cento di media), a godere più frequentemente di un sonno continuo (45 per cento vs 38 per cento) e, non stupisce, a non posporre la sveglia la mattina.
Infine, la categoria dei Troll raggruppa quel 26 per cento di italiani che si svegliano irritabili e ancora stanchi, colpa probabilmente di un sonno frammentato e interrotto da momenti di veglia che li interessa più frequentemente rispetto agli altri (57 per cento vs 52 per cento di media campionaria).
Differenze interessanti si rilevano anche nelle abitudini di sonno tra le diverse generazioni. I più giovani, GenZ (18-28enni) e Millennials (29-43enni), tendono a svegliarsi in stile Zombie (rispettivamente 47 per cento e 46 per cento contro il 41 per cento di media campionaria) e sono campioni di sveglia posposta (il 67 per cento e il 64 per cento rispettivamente la pospone qualche volta o sempre vs 55 per cento di media).
In particolare, la Generazione Z si distingue come quella che dorme più a lungo (almeno 8 ore!) ed è più soddisfatta della qualità del proprio sonno, dichiarando più frequentemente delle altre generazioni una maggiore produttività al lavoro o nello studio (42 per cento vs 36 per cento) e di riuscire ad “allenarsi più facilmente / meglio” (17 per cento vs 10 per cento) dopo una bella notte di sonno.
Per i Millenials, invece, dopo una bella notte di sonno risulta “più facile ricordare le cose” (25 per cento vs 20 per cento) e “fare meno errori” (23 per cento vs 18 per cento).
La GenX (44-58enni) dorme circa 6 ore a notte e tendenzialmente in modo discontinuo (70 per cento vs 62 per cento di media), non stupisce quindi che cerchi di restare a letto finché può (52 per cento vs 42 per cento).
A disturbare il loro sonno sono principalmente le “preoccupazioni famigliari” (43 per cento vs 38 per cento).
I Baby Boomers (dai 59 anni in su) tendenzialmente dormono massimo 5 ore e in modo discontinuo (69 per cento vs 62 per cento di media), ciononostante si svegliano Lepri (42 per cento vs 33 per cento), subito scattanti e attivi quando suona la sveglia o addirittura prima (30 per cento).
Tra i benefici percepiti di una bella notte di sonno dichiarano di “avere più energie” (59 per cento vs 54 per cento) e di sentirsi “fisicamente meglio / più in forma” (53 per cento vs 42 per cento).
Cosa tiene svegli gli italiani? Andando oltre le differenze, lo studio condotto da ZzzQuil rileva come le difficoltà a godere di un buon sonno siano trasversali alla popolazione. Ben 8 italiani su 10, infatti, faticano ad addormentarsi e 6 su 10 lamentano un sonno discontinuo.
Inoltre, le “canoniche” 8 ore di sonno restano un miraggio per l’80 per cento degli italiani (il 17 per cento ne dorme meno di 5!) e il grado di soddisfazione medio della qualità del proprio sonno è appena sufficiente: 6,5 in una scala da 1 a 10.
Tra le cause che disturbano un buon riposo, le più frequentemente indicate sono stress (50 per cento), ansia (39 per cento) e preoccupazioni famigliari (38 per cento), seguite da eccessivo caldo/freddo, malattie, preoccupazioni lavorative o economiche.
Senza dimenticare quel 57 per cento di italiani che vive con qualcuno che russa: di questi, quasi la metà ammette un’influenza abbastanza (35 per cento) o molto (11 per cento) negativa sul proprio sonno, anche se 3 su 10 non fanno nulla per farlo smettere.
Gli escamotage per dormire meglio. Non stupisce quindi che ben il 93 per cento degli italiani metta in atto qualche escamotage per godersi una notte di buon sonno: dalle piccole accortezze, come evitare di bere caffè e tè (38 per cento) o di mangiare pesante (36 per cento) prima di coricarsi, alla cura della camera, assicurandosi che sia il più possibile buia (40 per cento), alla giusta temperatura (37 per cento) e silenziosa (31 per cento), passando da pratiche meno corrette, come guardare TV o smartphone a letto (42 per cento), e più corrette, come leggere un libro (24 per cento), fino al ricorso a melatonina o altri integratori naturali che aiutino a facilitare l’addormentamento e un riposo continuo (21 per cento, in crescita rispetto al 16 per cento del 2019).
“L’indagine Ho Solo Dormito Meglio! condotta da ZzzQuil offre una rappresentazione accurata del rapporto tra gli italiani e il sonno.
Sebbene il quadro generale non sia perfettamente positivo, l’indagine evidenzia come stia crescendo la consapevolezza dell’importanza di un riposo adeguato, considerato essenziale quanto una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo per la salute e, più in generale, per la qualità della vita.
È importante sottolineare che i benefici di un buon riposo sono supportati da evidenze scientifiche e non costituiscono semplicemente aspirazioni irrealistiche.
Numerosi studi condotti da autorità scientifiche a livello mondiale hanno dimostrato la correlazione tra sonno di qualità e effetti positivi sulla salute mentale, fisica, emotiva e generale. Anche la longevità può essere influenzata” spiega il prof. Oliviero Bruni, Esperto in Medicina del Sonno.
Un’imponente e variegata letteratura scientifica ha infatti dimostrato negli anni che, mentre dormiamo, il corpo esegue una serie di processi di riparazione e mantenimento che interessano quasi ogni parte dell’organismo, impattando su mente (migliori concentrazione, capacità decisionali e di memorizzazione, maggiore impegno sul lavoro/a scuola, meno errori), umore (maggiori energia, positività, stabilità emotiva), salute (sistema immunitario più forte, minori probabilità di malattie o gravi disturbi e persino una vita più lunga), prestazioni fisiche (migliori performance sportive, maggiore facilità a rimettersi e restare in forma) e produttività (al lavoro e nello studio).
“Una buona notte di sonno può essere considerata un elemento cruciale per il benessere. – continua il prof. Oliviero Bruni –
È importante assicurarsi un riposo adeguato sia in termini di quantità che di qualità. In caso di problemi di sonno, che sono comuni nella popolazione come evidenziato dall’indagine, è consigliabile rivolgersi a specialisti che possono suggerire le migliori strategie da seguire, iniziando con una corretta igiene del sonno, su cui è importante continuare a fare educazione nella popolazione.
Ad esempio, è significativo che 4 italiani su 10 utilizzino la visione a letto di TV o smartphone come rituale per favorire il sonno, nonostante si tratti di abitudini controproducenti e da evitare prima di dormire. Può essere utile l’uso di rimedi come la melatonina, che può aiutare ad addormentarsi rapidamente favorendo il regolare ciclo del sonno“. (Redazione)
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