Violante, intervistato sul problema-carcere, cita la giustizia ebraica

Luciano Violante in un fotogramma dal canale YouTube della Camera dei Deputati

In una bella intervista all’Huffington Post (giornale online del gruppo Gedi) l’ex presidente della Camera dei Deputati (prese il posto di Irene Pivetti ndr) Luciano Violante interviene sul tema del carcere e del modello italiano, da giorni alla ribalta, prima per le evasioni, i morti e le devastazioni agli inizi della diffusione del virus e, adesso, per il tema delle scarcerazioni, apparentemente legate all’emergenza epidemiologica ma, in realtà, a una crisi di sistema, forse epocale.

Non credo – ha detto Violante – che oggi ci si possa emancipare dal carcere in maniera assoluta, chiudendolo domani mattina. Però sono convinto che possiamo, anzi dobbiamo, liberarci dal carcere in maniera relativa, rompendo il monopolio della pena carceraria. Limitando la galera al massimo, e solo ai casi in cui non è possibile fare altrimenti“.

Il carcere – ha proseguito l’ex parlamentare del Pci, poi Pds e Ds (frequentatore e conoscitore della realtà siciliana ndr) – è il luogo attraverso cui ci liberiamo di chi ha rotto la relazione umana. Lo buttiamo via, senza preoccuparci di cosa gli avviene.

Negli ultimi anni ha preso piede, non solo in Italia, una cultura politica che concepisce la società come un mondo da purificare. Dal quale gli impuri, le persone che commettono reati e i sospettati, vanno radiati, con il diritto penale e con il carcere. La purezza, però, è un fantasma che si sporca facilmente. Questo alimenta il sospetto e, intorno a esso, costruisce un apparato di repressione capillare. Un dispositivo autoritario e pericoloso“.

E ancora: “Interi pezzi di società, più alcuni settori delle istituzioni e del mondo politico, pensano che il diritto penale sia un mezzo per risolvere problemi sociali. Pe qualsiasi cosa non vada, si istituisce un reato. Credendo di ripulire la società, in realtà la si soffoca“.

Infine Violante, che è stato anche magistrato e docente universitario, ha citato le Sacre Scritture, con riferimento alla giustizia presso gli ebrei: “Già nell’Antico Testamento c’è un concetto che è stato sepolto sotto millenni di pratica dell’emarginazione del colpevole. La parola tsedakah viene tradotta con il termine giustizia ma, in realtà, significa ‘ristabilire il rapporto’. Riconciliare chi ha infranto le regole della comunità con la comunità stessa“. (Redazione)

 

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