Una startup aiuterà i malati di Parkinson

Papa Giovanni Paolo II è una delle personalità che hanno fatto conoscere il Parkinson

(Redazione) Oltre 260mila persone con malattia di Parkinson in Italia rappresentano, per età e condizioni di salute, una delle categorie di pazienti fragili da proteggere.

Molti personaggi noti – a cominciare da Papa Giovanni Paolo II – hanno contribuito alla conoscenza di questa malattia facendone aumentare la consapevolezza nella società.

Per continuare a proteggere i malati senza privarli dell’accesso ai servizi sanitari una risposta concreta arriva dalla telemedicina e, in particolare, dalla teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare.

Il servizio, ideato da Careaptstartup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia onlus, vede estesa la gratuità fino al 30 settembre.

Oltre 4mila interventi di supporto a persone con malattia di Parkinson e ai loro familiari in soli 3 mesi, di cui 3.197 in teleassistenza infermieristica, 230 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, 7 accessi al MMG e 2 soli accessi al pronto soccorso: i numeri di ParkinsonCare offrono un importante contributo al dibattito sul ruolo della telemedicina come fattore abilitante per introdurre nuovi modelli di cura della cronicità.

L’esperienza fatta in questi mesi ha suscitato l’attenzione della comunità scientifica internazionale.

Si tratta, di fatto, del primo esempio di rete multidisciplinare nel Parkinson in Europa – afferma Orientina Di Giovanni, general manager di Careapt – la telemedicina, infatti, non ci ha solo permesso di visitare pazienti che non avevano accesso ad ambulatori ed ospedali.

Ne abbiamo fatto un modo diverso di fare medicina della cronicità, affiancando ai pazienti un ‘personal care manager’ e orchestrando l’intervento di tutti gli attori sanitari del PDTA, tenendoli sempre aggiornati e partecipi. Si chiama ‘continuità terapeutica’, ‘integrated care’, ‘medicina collaborativa’.

È il futuro della cronicità e solo la tecnologia può renderlo possibile e sostenibile. È urgente che questo sia riconosciuto e governato”.

 

 

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