Un Papa sobrio chiude una stagione lunga 25 anni

Papa Francesco appena arrivato al Foro Italico

Nel segno della sobrietà, Papa Francesco chiude a Palermo una stagione della nostra storia durata 25 anni. Il capo della Chiesa cattolica giunge nella capitale della Sicilia per onorare la memoria di un sacerdote ucciso per mano mafiosa, il beato Pino Puglisi. E nella incredibile riunione di donne, uomini e bambini festanti e sinceri sul prato del Foro Italico, rilancia il messaggio di Giovanni Paolo II, usando praticamente le stesse parole: “Ai mafiosi dico: cambiate!”. Ma il tono è diverso, pacato, non trasmette la disperazione di allora, di quel maggio del 1993 quando sembrò nella valle dei Templi di Agrigento che Wojtyla presentisse come il male non fosse ancora cessato. Bergoglio, piuttosto, avverte l’ esigenza di richiamare il tema dell’ idolatria, il denaro causa di tutti i mali. Evoca, usando il siciliano, i piccioli che pronuncia con l’ accento sulla o, la problematicità del rapporto con la ricchezza, i temi dell’ amore e dell’ egoismo. L’ avere che diventa volere in un vortice che schiaccia l’ uomo rendendolo schiavo. Il Papa ha nel nome la povertà del grande santo e quella vuole testimoniare. Ma della mattina di sabato 15 settembre 2018 sotto la triplice copertura del palco allestito al Foro Italico resterà il richiamo alla sobrietà, alla prudenza, forse l’ invito all’ abbandono di altri idoli come superbia e ambizione. Cita il beato Puglisi: “Don Pino lo insegna: non viveva per farsi vedere, non viveva di appelli anti-mafia”. E’ il primo dei due messaggi dell’ omelia del Pontefice. Il secondo è un appello all’ individuo e alle sue possibilità. Forse, addirittura più politico del primo: “Senti la vita della tua gente che ha bisogno, ascolta il tuo popolo. Questo l’ unico populismo possibile, l’ unico “populismo cristiano”: sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese”. Francesco volta una pagina lunga un quarto di secolo tra contese, proclami e lotte indicando nuove vie da percorrere nel segno della pace e della giustizia. (Sergio Scialabba)

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