Un giorno di somma devozione

Il Carro della Santuzza

Cala ufficialmente il sipario sull’edizione n. 395 del Festino di Santa Rosalia, incorniciata dallo scintillante scoppiettio dei fuochi d’artificio esplosi dal sagrato della Cattedrale. Un giorno di somma devozione, iniziata già al mattino con la Santa Messa officiata da S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, in presenza delle istituzioni cittadine e i rappresentanti della congregazione di Santa Rosalia ai SS Quattro Coronati, affidataria del privilegio del porto e riporto dell’Urna argentea.

Composto e profondo l’intervento di Lorefice che,  dall’altare di una Cattedrale gremita, fa della Santuzza e della sua vita metafora di un messaggio di pace e accoglienza verso i più deboli. Una donna che sceglie di restare umana, “che abbandona l’agio e il prestigio – ha detto l’Arcivescovo – per conservare l’amore, per scegliere l’accoglienza, l’amore e il bene di tutti, contro potere, narcisismo e indifferenza. Un ricordo, prima della benedizione papale ai presenti, ai piccoli Alessio, Simone e Francesco, vittime dei tragici fatti di cronaca che hanno insanguinato le strade siciliane negli ultimi giorni”.

la Cattedrale gremita durante la messa per Santa Rosalia

Le campane dei Vespri scandiscono i tempi della Solenne Processione dell’Urna argentea con le reliquie della Santa, che accompagnata da uno stuolo di fedeli, sfila lunga il Cassaro. Tappa simbolica, quella ai Quattro Canti di città, dove alle note del Te Deum, scende dal cielo una suggestiva carezza colorata, con i coriandoli di carta che si poggiano, delicati, sui cittadini stretti attorno a Santa Rosalia, tra lo stupore dei bambini e la gioia degli adulti.

Che possiamo vedere insieme l’alba di un giorno nuovo. Che possiamo trovare  un modo nuovo di essere nella condizione umana“. Dal palco di piazza Marina si infiamma il messaggio di Mons. Lorefice sull’importanza di aprirsi agli altri. Esorta i presenti ad uscire dall’inquietudine, dalla calca che giudica, che segue l’istinto e la convenienza, che urla rozzamente sui social e che raccoglie  il messaggio dell’odio; li invita a ridefinirsi fedeli, tendendo la mano a quei corpi vittime dell’indifferenza e della cultura del disprezzo e dell’intolleranza. Parla dell’arca, simbolo di unione e fratellanza, che possa traghettare la città, attraverso un mare magnum fatto di storie (da ascoltare e raccontare), amore e solidarietà, verso un rinnovamento dello spirito.

Corrado Lorefice

Ricorda Berlinguer nella speranza di un cambiamento linguistico della politica, che rifugga dal fanatismo e punti sulla questione morale e lancia l’auspicio che Palermo diventi Capitale degli incontri e confronti, delle mani strette e delle differenze, e dell’accoglienza e della bellezza.

È il momento del ritorno in Cattedrale, ripercorrendo le strade cittadine, nel cuore del quartiere Capo, della benedizione di padre Lorefice dal balcone di Palazzo Arcivescovile e dello spettacolo pirotecnico finale, accolto dal rullo dei tamburi, che saluta Palermo e la Santa in un tripudio di luci e suoni. (Carmela Corso)

 

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