Ugo La Malfa mai attuale come ora

Mario Draghi (immagine Quirinale)

La Malfa è stato uno dei principali costruttori della Repubblica. Antifascista, la sua opposizione al regime come ricordava Claudia (Claudia La Malfa, nipote di Ugo La Malfa ndr) gli costò l’arresto la degradazione militare prima dell’espatrio in Svizzera. La Malfa portò i valori liberali e democratici del Partito d’Azione nel Comitato di Liberazione Nazionale e in una nuova casa, quella che fu la sua casa, il Partito Repubblicano Italiano“.

Così il premier Mario Draghi ha ricordato alla Camera dei Deputati Ugo La Malfa durante la presentazione dell’archivio digitale dei suoi scritti politici.

La Malfa fu uno dei padri della rinascita economia italiana del dopoguerra. Laico, atlantista ed europeista, nacque a Palermo.

Draghi, ricordando come economisti e letterati poterono mescolarsi a Milano nell’Ufficio Studi della Banca Commerciale scambiando idee e punti di vista, ha indirettamente indicato nel confronto tra detentori di competenze e ispirazioni diverse una chiave di crescita personale e collettiva.

Fu Raffaele Mattioli nel 1933 a volere lì La Malfa, nonostante fosse stato da poco liberato dopo un arresto politico e sorvegliato dalla polizia.

Mattioli aprì la sua casa ai giovani dell’Ufficio Studi, dove poterono incontrare intellettuali, scrittori e poeti, da Bacchelli a Montale. E in quegli uffici della Banca Commerciale, come ricorda lo stesso La Malfa, si svolse la battaglia clandestina contro il fascismo.

Da uomo di governo, La Malfa continuò a circondarsi di giovani studiosi. Nel 1962, da Ministro del Bilancio, lavorò insieme a Paolo Sylos Labini, Francesco Forte, Giorgio Fuà e Pasquale Saraceno alla Nota Aggiuntiva, il suo maggiore lascito intellettuale” ha detto ancora Draghi, ricordando, così, personalità che sono state per lui stesso punti di riferimento.

“Nella Nota, La Malfa cercò di dare risposta a una questione centrale per la ricostruzione. Come trasformare il periodo eccezionale che il Paese stava vivendo in una stagione di crescita di lungo termine. La Malfa ci ricorda l’importanza di una politica di programmazione, necessaria per uno ‘sviluppo equilibrato’. E ci invita ad affrontare le situazioni settoriali, regionali e sociali che non riescono a trarre ‘sufficiente beneficio dalla generale espansione del sistema’.

‘Soltanto in una fase di grande dinamismo – scriveva La Malfa – è possibile attuare le necessarie modificazioni del meccanismo economico senza incontrare costi troppo elevati'”.

Draghi ha, dunque, illuminato l’attualità di La Malfa quando ha detto che “L’alternativa è quella che La Malfa chiamò successivamente il ‘non-governo’. Una definizione fulminante, per sottolineare l’incapacità di affrontare i problemi, di dare continuità alla modernizzazione del Paese. Al ‘non-governo’ va contrapposto il coraggio delle riforme economiche e sociali. Un’azione paziente ma decisa, che eviti gli sterili drammi degli scontri ideologici, per dare all’Italia una prospettiva di sviluppo, coesione, convergenza“.

“Oggi ricordiamo La Malfa come grande statista e appassionato riformatore. Uno degli artefici del boom economico, sempre attento a bilanciare crescita e uguaglianza. Un uomo onesto e rigoroso che non dimenticava quando, da giovane studente alla Ca’ Foscari, per risparmiare si nutriva di fichi secchi” ha concluso Draghi. In un modo che vuole rimarcare in chi ha avuto la fortuna di vivere nel benessere il debito di riconoscenza verso quanti, facendo sacrifici, hanno creato le condizioni perchè ciò avvenisse. (Redazione)

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