Tutti i nodi della scuola (di Carmela Corso)

Lezioni al via il 12 settembre

di Carmela Corso

 

Duecento giorni di lezione da raggiungere escluse pause e viaggi d’istruzione e comprensive dell’attivatà di alternanza scuola – lavoro: è quanto deciso dal decreto scuola e dall’Assessore Regionale all’Istruzione Roberto Lagalla per l’anno scolastico 2018/19, al via il prossimo 12 settembre, e già al centro di numerose polemiche. Un anno più lungo e con inizio anticipato rispetto al precedente (“l’anno dei ponti”, inziato il 14 settembre e terminato il 9 giugno) con un drastico ridimensionamento dei giorni destinati alle vacanze, che passano dagli oltre venti del 2017/18 agli undici del 2018/19, comprensivi anche di date previste per visite e viaggi, con l’ulteriore abolizione della sospensione delle attività didattiche in occasione della festa della Regione siciliana del 15 maggio; e se le vacanze di Natale si accorceranno dal 22 dicembre al 6 gennaio, con rientro a scuola all’indomani dell’Epifania, si allungheranno di un giorno quelle di Pasqua, dal 18 al 24 aprile. Le singole scuole potranno però anticipare l’apertura e concedersi i cosiddetti “ponti” in occasione delle festività nazionali: 1 novembre (Ognissanti), 8 dicembre (Immacolata Concezione), 25 aprile (Liberazione), 1 maggio (Festa del lavoro) e 2 giugno (Festa della Repubblica).

La notizia che, di certo, non fa felici né studenti, né i docenti, né il personale scolastico che lamentano un’eccessiva ingerenza della Regione sulla gestione degli istituti scolastici di cui, tuttavia, troppo ignorano problematiche ed esigenze, chiedendo un dialogo diretto con i presidi in modo da studiare soluzioni che rispondano ai bisogni reali delle scuole.

Una situazione che non migliora nemmeno sul fronte interno. Partendo dall’edilizia scolastica, da anni al centro della bufera per l’utilizzo continuato di edifici non conformi alle norme europee, con calcinacci che cadono tanto nelle classi quanto davanti ai portoni d’ingresso e nelle palestre mettendo a rischio la vita di alunni e docenti; un degrado diffuso su tutto il territorio isolano – con dati allarmanti che segnano il 75 per cento degli istituti scolastici (molti realizzati tra il 1961 e il 1976) come non progettati né adeguati alla normativa antisismica e quasi del tutto privi di certificato di conformità e con una forte presenza di amianto – per il quale saranno inizialmente stanziati 272 milioni di euro per interventi e opere cantierabili destinate alla messa in sicurezza e al rinnovo strutturale delle aule, con l’adeguamento dell’assetto antisismico e antincendio, dei certificati di agibilità, di rimozione di barriere architettoniche e dei residui di amianto, e all’ampliamento degli edifici attraverso la creazione di mense, spazi ricreativi e palestre, ai quali si aggiungeranno i fondi per i progetti inclusi nelle graduatorie di concorso nell’ottica di una riqualificazione generale del sistema dell’istruzione siciliana.

Altra questione spinosa il gap con il resto dello stivale è l’introduzione del tempo prolungato verso cui le scuole siciliane si attesatno indietro anni luce rispetto alle regioni del Nord Italia: un divario che si traduce in una sempre più dilagante dispersione scolastica causata da una povertà educativa ed economica, che interessa, in media, 1 studente su 4 specialmente nei quartieri a rischio.

Non va meglio sul versante reclutamento dei docenti di sostegno, che grava sulle spalle della Regione con costi altissimi – 33 mila euro per ciascun supplente annuale e 25.385 euro per i supplenti con incarico fino al termine dell’attività didattica – e una assegnazione poco trasparente che preclude la concreta stabilizzazione dei posti in deroga attraverso la trasformazione in organico di diritto – con soltanto il 70% dell’organico inserito nei ruoli dello Stato, nonostante sia quasi raddoppiato il numero delle iscrizioni di alunni con disabilità certificata che costringe il genitore o il dirigente scolastico a chiedere posti in deroga – denunciata dall’Anief (Associazione Sindacale Professionale) che,  rilanciando la campagna “Sostegno, non un’ora di meno!” per ricorrere gratuitamente e ottenere le ore di sostegno spettanti ad ogni alunno, ha prontamente presentato ricorso e presa in esame dal TAR Lazio che, dopo diverse sentenze che hanno attribuito anche un indennizzo alle famiglie per la mancata fruizione di un servizio pubblico fondamentale, chiede una precisa istruttoria al Miur per capire perché, nonostante l’aumento degli alunni disabili, gli organici rimangano invariati e quanto questo costi ai cittadini.

Pare chiaro come, in attesa delle nuove certificazioni previste dal d.lgs. 66/17, si avverta il bisogno di  stabilizzare i posti in deroga al fine di scongiurare intoppi alla continuità didattica e soddisfare l’ordinario funzionamento della scuola e garantire il diritto all’istruzione.

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