Tripudio di emozione (di Carmela Corso)

di Carmela Corso 

 

Un tripudio di emozione, entusiasmo e orgoglio ha sancito il successo del 394esimo Festino di Santa Rosalia, la cui guida è stata affidata a Lollo Franco e Letizia Battaglia per la Vm Agency Group srl. Nell’anno di Capitale Italiana della Cultura Palermo sceglie di sentirsi bambina e di farsi coccolare, abbracciare e proteggere dalla sua Santuzza, festeggiandola con gli onori dovuti ad una madre con un grande spettacolo che fonde tradizione e devozione.

Si parte già dal pomeriggio con il corteo di magliette rosse che invocano l’intervento della Santa e la liberazione dal razzismo. Alle 21, in un Cassaro gremito, il sindaco Leoluca Orlando ha svelato ai palermitani la statua recante l’effige della Santuzza: una fanciulla dai lineamenti dolci e delicati, dalle lunghe trecce bionde, colta in tutta la sua giovane laicità; semplice, essenziale, spoglia dei simboli che rimandano al suo percorso religioso.

“Rusulia Santa Virigini amurusa, gigghiu addivatu fusti all’acqua pura! Apposta ‘nta stu munnu fusti mannata, pi’essiri di Palermu la patruna e l’avvucata”. È la voce di Leo Gullotta a dare il via al primo dei quattro spettacoli dedicati alla storia della Patrona di Palermo, facendo rivivere la Rosalia bambina che, avvolta in un soffice telo e coronata di rose, si mostra alla città, giovane e innocente. Danza Rosalia, leggiadramente ed eterea nelle coreografie di Luc Bouy, cresciuta in salute e bellezza, e si appresta a diventare sposa ma nella sua immagine riflessa sente il richiamo divino. Inizia così la sua fuga verso la Quisquina e, dunque, sul Monte Pellegrino dove, forte della sua fede, sconfigge il demonio tentatore ascendendo al Padre. Arriva dal cielo la peste che, in groppa ad un cavallo scarno, si abbatte sulla città. Avviene così il miracolo della Santa che salva la città dalla morte. Una morte, interpretata dagli artisti del Kitonb Project, che arriva col buio calato sulla piazza della Cattedrale, simbolo di morte e sofferenza, che avanza, serpeggia tetra mietendo vittime tra i bravi cristiani, la cui narrazione è affidata nuovamente a Gullotta nei panni del ducatista Gianfranco D’Auria.

Proprio dalla Cattedrale parte il carro, la nave che porta Rosalia nel suo viaggio lungo la vecchia via Toledo. Ai Quattro Canti, tra l’empatia dei presenti per l’approssimarsi della Santa, va in scena il terzo atto di questo Festino. Accompagnati dal suono di un’arpa, scendono dal cielo gli acrobati di Fura dels Baus, per raccontare la “Palermo liberata dalla peste”. Una liberazione spirituale celebrata dal sindaco che, a bordo del carro, si è lanciato nel tradizionale motto “Viva Palermo e Santa Rosalia”.

«Il Festino di quest’anno è uguale e diverso. – ha dichiarato il sindaco – Il Festino dei record: oltre 400 mila persone che hanno partecipato con entusiasmo e devozione. Questo è l’anno di Palermo Capitale della Cultura e di Rosalia bambina. È l’anno di un cambiamento che non è solo culturale ma anche e soprattutto sociale».

Si giunge, lentamente alla tappa finale, alla “Festa dei bambini” di piazza Santo Spirito, prima del grande spettacolo pirotecnico del Foro Italico in chiusura. Sul palco allestito a ridosso delle Mura delle Cattive, gli allievi della scuola di teatro Putia D’Arte Malvina Franco, nelle musiche della tradizione siciliana mentre, dall’alto, nel cielo di Porta Felice, si è svolto lo spettacolo acrobatico di una danzatrice del Kitonb Project.

Esplode alle 2, in netto ritardo rispetto ai tempi previsti, “‘u jocu di foci” con la suggestiva e affascinante “masculiata” finale che chiude, in una cornice di luce e suoni, i festeggiamenti civili di questo Festino in vista della processione religiosa di domenica che, dalle 18, porterà la vara argentea con le reliquie della Santa tra le vie del centro storico.

 

FOTOGALLERY BY VINCENZO SAPIENZA E CARMELO FORNARO

 

 

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