Tinte jazz di Gershwin ed Ellington al Massimo

la sala grande del Teatro Massimo ©Rosellina Garbo

Una sala gremita e atmosfere bebop e swing, frizzanti e frenetiche, sono state le chiavi di lettura del concerto che ha portato, ieri sera, sul palco del Teatro Massimo di Palermo, Gershwin/Ellington, il concerto tributo a due grandi della scena jazz del XX secolo. In programma alcuni grandi classici di George Gershwin come l’”Ouverture” dal musical Girl Crazy, il “Concerto in Fa” per pianoforte e orchestra e “An American in Paris”, e la “Nutcracker Suite di Duke Ellington.

Contemporanei, nati sul finire del XIX secolo,  Gershwin ed Ellington sono due dei maggiori esempi della rottura che il jazz, genere musicale nuovo, frutto di mescolanze e contaminazioni di diversa natura, ha apportato alla scena musicale internazionale. Due geni della musica in grado di coniugare modernità e tradizione: è quello che fa George Gershwin con il suo particolare linguaggio, dove l’influenza di Debussy aggiunge sfumature ad una composizione che coniuga tinte jazz e blues e, successivamente, anche Duke Ellington quando, nel 1960, si confronta con uno dei classici del balletto riscrivendo in chiave jazz la “Suite” de “Lo schiaccianoci” di Čajkovskij; una squisita partitura in cui corde, fiati e percussioni si mescolano allegramente. 

In testa all’Orchestra del teatro di Piazza Verdi il Maestro Wayne Marshall che ha trascinato musicisti e pubblico in un incanto fatto di ritmi sincopati e poliritmi e scale pentatoniche. Direttore, organista e pianista inglese, Marshall dirige regolarmente a Santa Cecilia, con l’Orchestra Cherubini, alla Rai di Torino, al Comunale di Bologna, al Teatro La Fenice e ha appena diretto con grande successo “West Side Story” al Teatro Carlo Felice di Genova.

Versatile ed estroso, capace di passare con estrema duttilità dal repertorio classico al jazz, ha rivestito per la serata la duplice veste di direttore e pianista; un compito non sempre facile ma, che, grazie ad una consolidata tecnica, è  riuscito a svolgere, coinvolgendo il pubblico in sala che ha risposto all’appello con lunghi e calorosi applausi. (Carmela Corso)

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