The Vito Movement: “Noi palermitani siamo il dialetto che parliamo”

The Vito Moviment è un collettivo di artisti molto impegnato a Palermo
The Vito Movement: un progetto musicale che mescola generi diversi per riflettere sulla società e sul costume

 

(Redazione) Un collettivo di musicisti che vede nella collaborazione l’elemento fondamentale del proprio progetto artistico.

Mescolando generi musicali diversi: folkpop ed elettronica The Vito Movement (TVM) evoca odori e colori di Palermo, la capitale della Sicilia dove la malinconia resta la nota di fondo.

L’inglese parlato a Londra (d’altra parte gli anni che ci lasciamo alle spalle sono quelli della globalizzazione delle culture e dei linguaggi) nel suono di The Vito Movement si incontra con il palermitano stretto: una lingua insostituibile per definire l’identità di un popolo e la sua profonda natura, e con esso la volgarità che, se usata in modo ironico e non violento, diventa il modo migliore per raggiungere la verità.

C’è, però, una cosa da dire: dal Mezzogiorno i giovani se ne vanno e, in terra di Sicilia, adesso diminuiscono pure le nascite. Palermo,  in questi anni, è stata molto “svuotata”: un fenomeno nuovo rispetto al passato (anni 70, 80, anche 90). 

Palermo Capitale Online: “La malinconia è legata a questo fenomeno o fa parte dell’atmosfera cittadina?”

Schillaci

The Vito Movement: “Io collego i mondiali Italia 90 ad un Italia discutibile ma all’avanguardia. Nella moda, nell’architettura, l’arte in genere e il Made in Italy. Ricordo che, a quei tempi, c’erano tanti problemi ma si stava bene, Totó Schillaci faceva sognare ed era un pò il simbolo di questa Palermo semplice ma efficace. Gli occhi ‘spiddati’ di Totó erano eloquenti, spostavamo la TV dal salotto al terrazzo, ‘u cavuru i muiriri’, notti magiche. Forse è proprio attingendo all’atmosfera di quel decennio che viene fuori la malinconia di questa città, oggi un pò svuotata ma sempre fiera delle proprie tradizioni, per non parlare dell’accoglienza, forse la cosa che sappiamo fare meglio.”

Palermo Capitale Online: “Nel rapporto tra i mondi della città (riferimento alle persone tirchie e non collaborative) che idea si fanno i ragazzi, vedono possibilità di essere protagonisti a Palermo o immaginano comunque il loro futuro altrove?”

The Vito Movement: “Noi conosciamo un sacco di ragazzi che sono andati altrove a trovare fortuna, e ne conosciamo altrettanti che sono tornati per rendere questa città migliore. Non penso che andare a fare esperienza fuori, anche vivere parte della propria vita all’estero, sia negativo. Anzi! Andare in giro per il mondo, assaporando nuove culture può solo migliorare noi stessi, non è un aspetto negativo a nostro parere. Noi, ad esempio, abbiamo vissuto all’estero per diverso tempo ma non vedevamo l’ora di tornare a Palermo, per applicare ciò che avevamo imparato. Ovvio che la politica di oggi non ci aiuta minimamente, siamo un pò lo zimbello d’Europa. Ovunque vada, tutti ci dicono che la Sicilia potrebbe campare solo di turismo, ‘fussimu ricchi’. E invece no, abbiamo tutto e ci siamo abituati a non sfruttarlo, questa purtroppo è l’unica certezza dalla quale non riusciamo a venirne fuori”.

Palermo Capitale Online: “Il dialetto come strumento per comunicare rischia di scomparire?”

The Vito Movement:”Da noi a Palermo, lo slang cambia da quartiere a quartiere e fin quando ci sarà gente come noi state tranquilli che il dialetto non sparirà mai. Abbiamo troppa fantasia, viviamo di ‘detti antichi’ e li utilizziamo nel quotidiano, poi li stravolgiamo li rendiamo più attuali, c’è chi rigenera gli iPhone, noi attraverso la musica rigeneriamo la nostra lingua e la nostra cultura con l’intento di custodirla nel tempo”.

Palermo Capitale Online: “Che funzione ha, oggi, il dialetto che, a Palermo, in alcuni casi è la lingua madre, in altri una lingua ‘alternativa’, in altri ancora  un modo per marcare, anche in modo ironico, la propria identità?”

The Vito Movement:”Si dice che il Palermitano, quando è in condizione di ‘rifrazione statica’ (ovvero con gli occhi, e quindi il corpo, in uno stato di relax) usi parlare un italiano forbito, di contro quando entra in una condizione di ‘rifrazione dinamica’ (ovvero attiva i muscoli dell’accomodazione, quelli facciali, accigliandosi, seguiti da quelli corporei) cambia idioma letteralmente tira fuori un dialetto da vicolo, questo succede da sempre ed a tutti, grandi, piccoli, questa regola trova vita in tutti gli ambienti sociali, quindi possiamo dire che il dialetto oggi non è solo un modo per comunicare, ma trova il suo ‘perché’ in uno strato più profondo ovvero quello ‘dell’istinto di sopravvivenza’, della ‘pulsione’, ecco che il dialetto diventa un’arma di difesa, un simbolo di provenienza, possiamo dire che ‘noi palermitani siamo il dialetto che parliamo’”

Palermo Capitale Online: “Come usare la volgarità? Perché in alcuni casi, come nello slang palermitano, tutto rimane sempre sul filo dell’ironia o dell’autoironia, mentre in altri ci sono polemiche?”

Dante Alighieri

The Vito Movement: “Dici bene, siamo il popolo che usa l’ironia come fosse pane e pasta, lo facciamo per l’attitudine comune di essere, a tutti i costi, simpatici, ecco che nasce il tono ironico del palermitano, ad essere precisi, più che ironia la chiamerei forse satira, ma nemmeno, perché quest’ultima enfatizza i punti deboli di un qualsiasi argomento proponendo soluzioni, noi palermitani siamo campioni del mondo di ‘sarcasmo’, siamo famosi, infatti, per lamentarci di tutto e tutti senza dare mai o quasi una soluzione: questa è una caratteristica che ci penalizza un pò, devo dire. Per quanto riguarda come usare la volgarità, premesso che ‘Volgare’ significa del popolo, la ‘Divina Commedia’ di Dante è scritta con l’italiano ‘volgare’, quindi comprensibile a tutti, capisco che la domanda si riferisce all’accezione negativa del termine ovvero la sua estensione al grottesco, all’osceno, allora rispondo dicendoti che noi usiamo la ‘parola volgare’ per richiamare l’attenzione, per accendere la luce su una o più problematiche che, altrimenti, rimarrebbero al buio.”

Palermo Capitale Online: “C’è il rischio di mandare messaggi sbagliati o male interpretati?”

The Vito Movement: “Si certo, il rischio è sempre dietro l’angolo, l’importante è avere le idee chiare, un progetto insomma, la parola volgare, l’uso del dialetto, va tutto bene, purché ci siano dei concetti intelligenti alla base, ci sia un piano di volo, come si dice in aeronautica, ovvero si definisce un punto di partenza, quindi un punto d’arrivo, con lo scopo sempre di mostrare la bellezza anche quella …collaterale”.

 

Grazie alla propria etichetta discografica, “The Vito Records”, e grazie anche alla partnership inglese con la “Batow Records”, “The Vito Movement” è in contatto con diversi artisti di livello nazionale ed internazionale, con i quali collaboreranno alla stesura del primo EP come TVM

 

vedi pure

I luoghi della città nel suono anglo-palermitano di The Vito Movement

 

 

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