Soddisfatti i cercatori di casematte

L’ attività di Palermo Pillbox Finders riscuote successo

(Carmela Corso) Una giornata “storica” per Palermo che, nell’anno di Capitale Italiana della Cultura e in occasione del 75° anniversario dello sbarco degli alleati in Sicilia, ha ritrovato, nella visita dei luoghi che lo videro protagonista, le tracce di un passato troppo spesso ignorato o dimenticato. A cura dei ricercatori e storici di Palermo Pillbox Finders è stato possibile visitare una delle postazioni circolari monoarma ancora visibili, aperta in via straordinaria protagonista, insieme a tante altre dislocate lungo tutta la costa sicula, delle azioni dell’Operazione Husky, la più grande operazione anfibia della Seconda Guerra Mondiale che permise l’approdo sull’isola delle truppe anglo americane nel luglio 1943.

All’interno della casamatta del Foro Italico, presidio italiano negli anni 1941-43, Michelangelo Marino e i ricercatori di PPBF, hanno ricordato una pagina significativa e controversa della storia del XX secolo, che influenzò in maniera decisiva la caduta del fascismo in Italia, ricostruiendo la storia del sito, utilizzato come postazione di difesa del Porto Nord di Palermo, base operativa per la partenza dei  convogli di rifornimento verso il Nord Africa e il Cairo, per intercettare e bloccare, grazie all’utilizzo di armi come la mitraglia Breda mod. 37 “la pesante” (di cui è visibile una ricostruzione), i sommergibili che da Malta venivano inviati sulle coste siciliane. Obiettivo “sensibile”, come le altre postazioni dell’area comprendente il Porto e l’odierna Cala, fu coinvolta nelle operazioni che permisero lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel ’43, insieme al molo “Bersagliere”, affondato dal fuoco nemico il 7 gennaio dello stesso anno.

«Il nostro obiettivo – dice Michelangelo Marino – è quello  di divulgare, senza ideologie politiche, la Storia militare e dei fatti ad essa connessi e far conoscere a cittadini e turisti oltre il sito, la storia di un’originale fortificazione italiana della seconda guerra mondiale, conducendoli all’interno della stessa attraverso un’altra storia che è quella dei manufatti e degli oggetti usati durante gli anni del conflitto, per immaginare abitudini e ritmi di vita dei militari addetti al controllo di tali postazioni. Essere Finders – continua – vuol dire essere alla ricerca delle tracce, come le Fortificazioni militari, riportandole alla luce e restituirle alla comunità. In questo senso il nostro lavoro di studio e ricerca si sposa con l’approvazione, da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana, del disegno di legge per la valorizzazione del patrimonio storico culturale dei siti legati alla Seconda Guerra Mondiale in Sicilia con l’auspicio che ciò contribuisca a incentivare e promuovere sempre di più iniziative legate al ricordo di quegli eventi, sul modello di quanto già accade  in altre parti d’Europa».

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