Ritorno al lavoro, che stress

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Il ritorno al lavoro dopo l’estate, si sa, è uno dei periodi più difficili per i lavoratori: ferie finite e nel futuro la prospettiva di un intero anno di lavoro, urgenze e scadenze.

Lo stress e la cattiva salute mentale rimangono problemi persistenti sul posto di lavoro.

È un argomento di cui si parla molto, ma il dibattito rimane acceso su quanto si stia effettivamente facendo per favorire il benessere mentale in azienda.

Tra poco sarà la giornata mondiale della salute mentale (10 ottobre), un’occasione per riflettere su quanto in ambito lavorativo si stiano o meno facendo dei progressi in questo senso.

Secondo il sondaggio People at Work 2023 dell’Adp Research Institute, condotto su oltre 32mila lavoratori in 17 paesi (2mila lavoratori in Italia), il 29,5 per cento dei lavoratori della Sicilia pensa che il proprio datore di lavoro non stia facendo nulla per tutelare la salute mentale dei lavoratori.

Il 13,95 per cento pensa che invece sia attivo soprattutto tramite il dialogo, favorendo una comunicazione continua e costante, il 13,2 per cento dichiara come nella propria azienda sia in vigore il diritto di disconnessione da mail e messaggi fuori dall’orario di lavoro, secondo il 13,18 per cento vi sono vere e proprie pause stabilite per la gestione dello stress (esempio stanza zen, meditazione, palestra…) e il 14,7 per cento dichiara che nell’azienda in cui lavora ci sia un programma di assistenza per i dipendenti.

Alla domanda “hai mai la sensazione che il tuo lavoro sia influenzato negativamente dallo stress?” il 72,1 per cento ha risposto ‘si’. Di questi, il 32,6 per cento dice di non essere in grado di svolgere il lavoro al meglio delle proprie capacità mentre il 39,5 per cento lamenta di avere continuamente necessità di staccare con piccole pause. Il 49,6 per cento dichiara poi come i colleghi siano un forte sostegno.

Per quanto concerne lo stress, il 14,7 per cento degli intervistati afferma di sentirsi stressato giornalmente, il 7 per cento 4-6 volte a settimana, il 31 per cento 2-3 volte a settimana, una volta al mese un altro 9,3 per cento.

Tra le cause di stress non solo il carico di lavoro ma anche l’insoddisfazione. Il 17,8 per cento dei siciliani afferma infatti di non sentirsi soddisfatto della propria posizione. Le cause principali sono 3: il 39,13 per cento lamenta di avere avuto un aumento delle responsabilità che non è combaciato con un aumento di stipendio, per il 39 per cento le ore di lavoro richieste sono eccessive e per il 26,1 per cento lo stipendio arriva spesso in ritardo o sbagliato.

Secondo Marcela Uribe, General Manager Adp Southern Europe:  

Una cultura dell’attenzione alla salute mentale sul posto di lavoro è incredibilmente preziosa sia per i datori di lavoro sia per il personale.

Quando le persone si sentono al sicuro e supportate, è molto più probabile che facciano un lavoro migliore, diminuisca l’assenteismo e si respiri più ottimismo, tutte cose che favoriscono la produttività.

Iniziative come quella di offrire programmi di assistenza ai dipendenti potrebbe suggerire che i datori di lavoro stiano finalmente razionalizzando e formalizzando le attività di supporto al benessere dei dipendenti, anche esternalizzandole.

Tuttavia, devono anche integrare questo tipo di supporto nelle pratiche lavorative quotidiane e istruire e formare i manager su come affrontare lo stress e i problemi di salute mentale nel proprio team”.

Ricordiamo che sono indennizabili tutte le malattie di natura fisica o psicica la cui origine sia riconducibile al rischio del lavoro, incluse depressione e ansia del lavoratore (Cassazione Civile sezione lavoro 11 ottobre 2022, n.29611).

Si riconosce così il ruolo dell’azienda nell’insorgenza di disturbi come ansia e depressione.

Ne consegue che ogni forma di tecnopatia che possa ritenersi conseguenza di attività lavorative risulta assicurata dall’Inail, anche se non è compresa tra le malattie tabellate o tra i rischi tabellati dovendo, in tal caso, il lavoratore dimostrare soltanto il nesso di causa tra la lavorazione patogena e la malattia diagnosticata. (Redazione)

vedi

Indagine Adp Research sul lavoro