Quel che non hanno capito del turismo

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(Sergio Scialabba) Proviamo a metterci nei panni di un turista che viene da un paese diverso dall’Italia e, soprattutto, da una città diversa da Palermo, la capitale della Sicilia.

Trovandosi di notte sperduto nei vicoli del Vecchio Centro, senza l’aiuto del telefono cellulare malauguratamente scaricatosi, per rientrare in albergo chiede aiuto a due che incontra per caso.

E quelli, probabilmente disperati o resi tali dalle conseguenze della crisi che tutti attraversiamo, lo infilano in un angolo buio di quel Far West che, in larga parte, è il cuore antico della città, lo pestano, lo rapinano e lo lasciano solo e sanguinante.

Si tratta di uno dei tanti episodi che costellano la vita di uno dei luoghi più belli d’Italia, un tempo pulsante di vita e commerci, pieno di arte e storia. I borseggi, le risse, le tentate o consumate violenze carnali accadono di frequente. I residenti non ce la fanno più e neanche le forze dell’ordine,  chiamate a un compito immane, senza mezzi e, soprattutto, senza l’educazione al rispetto del loro lavoro che non è ne diffusa ne sentita.

Il museo A. Salinas

In questo teatro cittadino ha preso vita lo sviluppo turistico “tutto fumo e pochissimo arrosto che tutti conosciamo. Gli indirizzi programmatici? Quelli della cultura progressista che ha imperato a Palermo e in Italia negli ultimi decenni. Un modo di operare che, sinteticamente, possiamo definire “idee senza progetto”. Parola chiave di questi anni sfortunati è, infatti, “progettualità” ovvero il progetto che si sa già prima ancora di cominciare che mai e poi mai si realizzerà. 

Turismo a basso costo, popolare, il viaggio aperto a tutti ma proprio tutti, senza guida, senza valorizzazione delle risorse, senza investimenti, senza sicurezza, a luci spente. A renderne possibile l’ascesa non sono stati certo i servizi pubblici locali, come sostengono i sindaci (molti dei quali figli della stagione politica testé citata).  I servizi fanno schifo. A permettere questa cosa è stata quasi esclusivamente la deregolazione dell’offerta, alimentata da uno sviluppo tecnologico senza precedenti legato alla Rete e alle possibilità di interconnessione che essa determina.

il Politeama Garibaldi

Il coronavirus ha solo fatto scoppiare, ha permesso che scoppiassero tutte queste contraddizioni. Ecco perchè, invece di chiedere denaro al governo centrale, occorrerebbe predisporre da subito piani su misura delle città e dei territori. Assecondando il modello locale che oggi è imposto ma domani sarà una opportunità.

Palermo deve fare leva sulle proprie risorse artistiche e museali, intanto. Ma con lungimiranza. Affermando, con coraggio, che il turista interessato alla capitale della Sicilia è un turista colto e ricco o che comunque va cercato, perchè il segmento cui Palermo merita di appartenere è di nicchia. Invertire la tendenza, che sembra essere tendenza al degrado,  con studio, investimenti. Pensare che il Vecchio Centro così com’è sia “poetico” è una idiozia. E pericolosa quanto malintenzionati o poveri disgraziati.  

I servizi pubblici: trasporti, decoro, rifiuti, luce, acqua, sicurezza, la cui inefficienza è palese, servono tanto ai turisti quanto ai cittadini e, soprattutto, agli investitori privati. Senza non si sentono garantiti e vanno altrove. 

Il contributo dello Stato è dovuto, ci mancherebbe. Tutelare il comparto turistico significa tutelare il patrimonio nazionale e viceversa. Ciò vale per Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Forse Palermo merita pure qualcosa di più.

 

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