Quali libri per ragionare sulla crisi coronavirus?

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(Sergio Scialabba) L’emergenza coronavirus costringe tutti a stare in casa. In attesa di conoscere per intero le misure che i pubblici poteri intendono adottare per riportare la situazione alla normalità e, poi, aiutare tutti a riprendere la vita di sempre (a cominciare dal lavoro) si può passare il tempo leggendo, ricordando sempre di mantenere la posizione corretta per non danneggiare la colonna vertebrale e con luce a sufficienza per non rovinare la vista.

Ci sono molti libri che affrontano in modo, più o meno diretto, la difficile e complessa stagione che stiamo attraversando. La pandemia di Covid-19 è, certamente, una circostanza sfortunata e casuale, ma induce a molte riflessioni sul mondo attuale, soprattutto per le difficoltà di risolvere il problema e per la durezza e radicalità delle scelte politiche che sta imponendo.

Poco più di dieci anni fa, l’esperto cosmopolita di geopolitica Parag Khanna pubblicò “I tre imperi“: è un saggio che mette in risalto la persistenza sulla scena globale di tre superpotenze: Europa, Stati Uniti e Cina cui corrispondono tre diversi modelli culturali, sociali e produttivi. Può illuminare rispetto ai tanti tentativi fatti (tutti falliti) negli ultimi anni di creare alleanze credibili, efficienti e stabili.

Straordinario per lucidità e preveggenza il sociologo Ulrich Beck, scomparso pochi anni fa autore de “La società del rischio”. Scritto negli anni Ottanta, fornisce una chiave interpretativa della globalizzazione e dei suoi corollari condivisa da tanti, ma è molto originale la tesi della società globale del rischio: ovvero il rischio, finanziario, terroristico o sanitario, come cifra del nostro tempo.

C’è, poi, un saggio del celebre giornalista italiano Giorgio Bocca dato alle stampe nel 1998 intitolato “Voglio scendere!“. La critica non si rivolge tanto alle élite generate negli ultimi decenni dalla globalizzazione, cosiddetti capitalisti senza il capitale, quando alla temperie che le ha prodotte.

A molti questo mondo in continua mutazione e dissezione fa orrore, ad altri dà invece ebbrezza questa fame del più: più gente, più macchine, più notizie, più rapidità, più piaceri, più veleni”: considerazioni che sembrano avere a che fare e, in questo, discostandosi dalla critica prevalente, più con l’estetica che con l’etica. 

 

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I libri sono adesso strumenti “preferenziali” per l’accesso al sapere

 

 

 

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