Pronto per partire per New York

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Pronto a partire per New York il quarzo taglio cabochon che adornava la fibula del mantello con cui Federico II venne deposto in un sarcofago di porfido rosso nel 1251 nella Cattedrale di Palermo.

La pietra non è mai stata esposta e sarà tra i tesori della mostra Constancia. Donne e potere nella Sicilia mediterranea di Federico II, che si apre il 7 marzo all’Istituto Italiano di Cultura di New York.

Prodotta interamente dall’IIC – che dipende funzionalmente del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – per promuovere all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura umanistica e scientifica, sarà inaugurata a ridosso della Giornata Internazionale della Donna.

Le opere esposte parleranno di Costanza d’Altavilla, regina e imperatrice (1154-1198), madre di Federico II; della prima moglie di Stupor Mundi, l’imperatrice Costanza d’Aragona (1184ca.-1222), di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte e della quale saranno esposti gli anelli del corredo funebre; dell’imperatrice Costanza (1231ca.-1307/13) figlia naturale di Federico II e Bianca Lancia e sposa bambina di Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d’Oriente a Nicea; infine della regina Costanza (1249-1300), figlia di Manfredi, altro figlio di Federico II.

La mostra newyorkese, visitabile sino all’8 aprile, affronta due temi: quello del rapporto tra donne e potere e quello tra spazio italo-europeo e Mediterraneo, rappresentato dal mondo di Costanza d’Aragona e Federico.

Ma di Stupor Mundi, di fronte a tante possibili interpretazioni della persona e del personaggio, va annoverata anche quella, non convenzionale, dello studioso britannico di origine ebraica David Abulafia (vedi anche Quelle catene non erano amore su altra questione legata a Federico).

Abulafia è autore di un celebre saggio sulla controversa, ancorchè straordinaria, personalità della storia che ne mette in luce sfaccettature poco illuminate, soprattutto intorno ai rapporti tra religione e potere. E che riguardano da vicino, tanto per cambiare, la Sicilia. (Redazione)

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Fotografia unisce la città a New York