Porto dorme nel mondo che cambia

Il porto di Palermo

Nel giorno dell’entrata in vigore del green pass per i lavoratori, di paventati scioperi o peggio, a Palermo – città che ha il porto nel nome – nessuno dei portuali ha scioperato.

I poliziotti, schierati in gran numero in via Francesco Crispi, a presidiare l’ingresso, hanno passato una tranquilla mattinata. Meno gli automobilisti alle prese, come sempre, con il rallentamento della circolazione. Causato, tra le altre cose, dai cantieri infiniti.

Nessuna protesta, polemica o dibattito, dunque. Anche se questo segnala, di converso, la scarsa presa nella capitale della Sicilia di una questione serissima, della quale l’opinione intorno al green pass è, in qualche misura, un rivelatore.

La rabbia suscitata dal pass (indipendentemente dal merito: intellettuali e giuristi han sollevato più di un dubbio su di esso), è pari alla portata epocale dei cambiamenti in corso.

Il tema delle merci e di come si debbano trasportare da un luogo ad un altro è globale, come globale è, del resto, tutto quello che accade in ogni angolo del pianeta, almeno a far data dalla caduta dei muri.

La pandemia – si legge in un commento su un quotidiano nazionale – ha creato dei “colli di bottiglia” che coinvolgono tutti i punti della catena logistica.

E se negli Stati Uniti l’amministrazione deve cercare di attraversare il Pacifico, a Trieste il futuro del mitico porto si intreccia con la scelta se rafforzare i rapporti con la Cina o con la Mitteleuropa (o con entrambe).

È probabile che avere sperimentato in Italia un modello rigido di controlli riveli altro. E cioè la designazione del nostro a paese garante di una relazione privilegiata tra Stati Uniti ed Europa.

Un investimento sul futuro che promette molto di buono e che, quindi, giustificherebbe qualche sacrificio. E la rinuncia ad impegni precedentemente presi.

Sullo sfondo c’è l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici applicati alla logistica. L’intelligenze artificiale è destinata ad amplificare enormemente le potenzialità dei porti. Ma, anche, ad aumentare i rischi legati alla sicurezza pubblica, alla tutela delle imprese e dei lavoratori. Il nuovo scenario mondiale ha imposto dei cambi di rotta che, evidentemente, qualcuno non aveva previsto.

Quello di Palermo appare un porto dormiente nel mondo che cambia. E siccome quello portuale è un sistema interconnesso, ciò conferma la sua perifericità. Porto dormiente di una città che non si è ancora svegliata.

Pure i dati del trasporto su gomma segnalano la rivoluzione in corso. E, analogamente, il disagio e le proteste contagiano gli operatori del settore. La pandemia eleva dei muri dopo che i confini hanno contato poco o nulla per vent’anni. È abbastanza normale che questo lasci strascichi.

Magari il problema fosse solo quello di ritrovarsi con gli scaffali vuoti nei supermercati per Natale. (Sergio Scialabba)

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