Pmi in vantaggio con la crisi

ph Karol Chomka on Unsplash

Le crisi mettono in luce la resilienza delle Medie Imprese, maggiore rispetto alle Grandi. L’autonomia di ciascuna, riconducibile al controllo familiare, ha contribuito a definire quel modello di successo che le accomuna, caratterizzato dalla grande attenzione verso la qualità e dal valore strategico che attribuiscono al capitale umano.

Si tratta di una galassia composta oggi da circa 3700 realtà industriali manifatturiere italiane e di cui l’Area Studi Mediobanca descrive l’evoluzione anno dopo anno, in un dettagliato rapporto di ricerca.

La Sicilia conta 41 di queste imprese: è quanto emerge dalla XXII edizione dello studio che è frutto del lavoro congiunto di Area Studi Mediobanca, Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne.

L’indagine prende in considerazione tutte le aziende familiari a controllo italiano con una dimensione della forza lavoro compresa tra 50 e 499 dipendenti e un volume di vendite non inferiore a 17 e non superiore a 370 milioni di euro.

Dati nazionali: prevista ancora una crescita, sebbene più contenuta, nel 2023, dopo 2 anni di forte rimbalzo.

Lo studio è arricchito da un report contenente informazioni di natura congiunturale, previsionale e strutturale.

In particolare, dopo i rimbalzi del fatturato del 2021 (+20,4 per cento) e del 2022 (+15 per cento), è attesa un’ulteriore crescita anche nel 2023, sebbene più contenuta (+3,5 per cento).

Il 55 per cento delle imprese ritiene di poter crescere, ma in maniera lieve. Si tratta di un gruppo che fa da spartiacque tra un 25 per cento di aziende ottimiste che immaginano un futuro in incremento significativo e un 20 per cento che, al meglio, manterrà stabili le proprie quote di mercato.

Tra i capitali strategici per lo sviluppo futuro, quello umano rappresenta per le medie imprese l’elemento centrale su cui focalizzare i maggiori sforzi.

In una scala di rilevanza da 1 a 5, esso ottiene un punteggio medio pari a 4,6 seguito dal Capitale Tecnico (4,1), da quello Finanziario (3,8), da quello Conoscitivo (3,6) e dal Capitale Organizzativo (3,5).

La disponibilità di Capitale Umano specializzato ha una diretta relazione con la qualità dell’organizzazione e delle produzioni dell’impresa che rappresentano la stella polare del made in Italy.

Il 40 per cento delle medie imprese si percepisce come produttore di fascia alta: chi vi opera ottiene migliori performance economiche (EBIT margin 7,4 per cento vs 5,7 per cento) e presenta meno debiti (Debt equity ratio 67,3 per cento vs 84,5 per cento) rispetto ai player di gamma medio-bassa. (Redazione)

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