
Il 76,8 per cento degli italiani si sente emotivamente meglio in vacanza rispetto al resto dell’anno.
Quasi 1 su 3, però, quest’estate non partirà nemmeno – e tra chi è tornato dalle vacanze nell’ultimo anno, il 34,1 per cento si è sentito meno ricaricato di quanto sperava, o addirittura peggio di prima.
È il paradosso che emerge dalla nuova ricerca del servizio di psicologia online leader Unobravo: le vacanze sembrano il momento dell’anno in cui gli italiani stanno meglio con se stessi, ma sempre più spesso non bastano – o non arrivano.
A fotografare questo cortocircuito è anche la campagna OOH che Unobravo ha appena lanciato a Milano: “Il tuo benessere mentale merita più di due settimane all’anno”.
L’idea creativa parte dalle stesse immagini e caption che ogni estate riempiono i social (non torno più, modalità aereo ON, lasciatemi qui) per fare una domanda diversa: perché il benessere mentale deve aspettare la pausa estiva?
Il 76,8 per cento degli italiani intervistati dichiara di sentirsi emotivamente meglio in vacanza rispetto al resto dell’anno – quasi 4 su 10 (37,1 per cento) la definiscono addirittura il periodo in cui stanno meglio con se stessi.
Ma se le vacanze sono il momento migliore dell’anno, cosa dice questo sul resto dei dodici mesi? E soprattutto: quante persone ci arrivano davvero?
Quasi 1 italiano su 3 (28,6 per cento) quest’estate non farà vacanze vere e proprie. Tra chi è single, la quota sale al 41,3 per cento – quasi il doppio rispetto a chi è in coppia (21,6 per cento).
Anche tra chi parte, il sollievo non è garantito: quasi 1 su 3 (34,1 per cento) è tornato dalle vacanze sentendosi meno ricaricato di quanto sperasse, o addirittura peggio di prima.
Non è una minoranza marginale: è la prova che il meccanismo vacanza-uguale-recupero non funziona automaticamente per tutti.
Il nodo del lavoro: l’obiettivo numero uno ma anche la difficoltà più rilevante.
Quando agli italiani viene chiesto cosa cerchino davvero in vacanza, la risposta più frequente non è il relax fisico né il tempo con le persone amate:
è staccare mentalmente dal lavoro (41,6 per cento), davanti al recupero delle energie fisiche (31,4 per cento) e al bisogno di “non pensare a niente” (27,5 per cento).
È lo stesso bisogno che la campagna OOH trasforma in copy: modalità aereo ON non è solo una battuta da social, ma un’aspirazione che per molti resta tale.
Il 22,6 per cento degli intervistati dice che staccare dal lavoro durante le vacanze è diventato più difficile rispetto a qualche anno fa, e il 17,5 per cento afferma di non riuscire a farlo davvero: fatica molto o lavora anche durante le ferie.
Il prezzo psicologico delle vacanze: stress economico e sensi di colpa.
Per molti le vacanze, prima ancora di iniziare, sarebbero già un costo psicologico.
Il 66,3 per cento degli intervistati dichiara che l’aspetto economico incide almeno “abbastanza” sul proprio livello di stress nell’organizzarle; per 1 su 4 (25,2 per cento) è la preoccupazione principale.
E una volta partiti, il sollievo convive spesso con il senso di colpa: solo il 40,8 per cento dichiara di non averne mai provato.
Tra i motivi più citati: spendere per sé stessi (22,0 per cento), non essere abbastanza presenti con chi si ha vicino (20,3 per cento), non riuscire a staccare dal lavoro (19,3 per cento), non tornare a trovare la famiglia di origine (17,1 per cento).
“I dati mostrano un meccanismo che osserviamo spesso nella pratica clinica: quando il benessere viene concentrato in una finestra temporale molto ristretta, l’aspettativa che la vacanza debba ‘risolvere’ un anno di stress può diventare essa stessa una fonte di pressione”, commenta Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo.
“Il fatto che quasi un terzo delle persone torni dalle vacanze meno ricaricato di quanto sperasse non significa per forza che le vacanze non funzionino ma che non possono essere l’unico spazio dedicato al proprio equilibrio psicologico nell’arco di dodici mesi.
Il bisogno di staccare dal lavoro, che emerge come obiettivo principale ancora prima del riposo fisico, racconta quanto sia diffusa la fatica di reggere un anno intero senza margini di recupero distribuiti nel tempo”.
Single e coppie: 2 modi diversi di vivere lo stesso bisogno: i dati raccontano 2 esperienze distinte.
Chi è in coppia si sente “molto meglio” in vacanza nel 40,7 per cento dei casi; tra i single la quota scende al 30,9 per cento, e sale invece al 17,9 per cento la percentuale di chi si sente meno bene, perché la routine garantisce più stabilità.
Le priorità divergono nello stesso modo.
I single userebbero le vacanze soprattutto per ritrovare se stessi (19,7 per cento, contro il 10,9 per cento di chi è in coppia) e per non pensare a niente (32,5 per cento contro 25,8 per cento): un uso più introspettivo e individuale del tempo libero.
Chi è in coppia, al contrario, afferma di puntare a rafforzare il legame con il partner (29,7 per cento) e vivere la vacanza come investimento relazionale, non solo personale.
Anche il fattore economico pesa diversamente: tra i single, il 28,3 per cento indica lo stress economico come preoccupazione principale, contro il 23,2 per cento di chi è in coppia.
E come visto, sono soprattutto i single a restare a casa: il 41,3 per cento afferma che non farà vacanze quest’estate, una quota quasi doppia rispetto a chi è in coppia.
Alla domanda di descrivere le vacanze con una sola parola, la scelta più frequente è Libertà (37,8 per cento).
Ma la seconda, Fuga (21,6 per cento), dice tanto: prima ancora di essere un’esperienza positiva da vivere, per molti le vacanze sembrano la via d’uscita da qualcosa.
È esattamente il sottotesto che la campagna OOH rende visibile, accostando alle immagini patinate frasi come “lasciatemi qui” e “non torno più” – non semplici tormentoni estivi, ma il modo in cui milioni di persone segnalano, senza dirlo apertamente, quanto avrebbero bisogno di un sollievo più costante. (Redazione)
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