Passante di Firenze non corruppe

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Finisce bene una delle vicende giudiziarie che hanno avuto per protagonista Maria Rita Lorenzetti, parlamentare prima del Partito Comunista Italiano, poi del Partito Democratico della Sinistra e, ancora, presidente della Regione Umbria per 2 mandati (dal 2000 al 2010), presidente di Italferr, società di ingegneria controllata da Ferrovie dello Stato.

Era stata arrestata nel 2013 e, insieme con lei, il geologo palermitano Walter Bellomo, all’epoca componente della commissione Via (valutazione impatto ambientale ndr) del Ministero dell’Ambiente e, anche lui, esponente del Pci prima e del Pds poi (considerato uno dei riferimenti locali dell’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano ndr).

Giorgio Napolitano

Le ipotesi di reato erano legate alla realizzazione del passante ferroviario di Firenze. A Firenze Lorenzetti era stata poi prosciolta dai reati ambientali. A Roma, invece, dove il fascicolo era stato trasferito per competenza, è caduto il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e un’accusa di corruzione.

Per altra ipotesi di corruzione, nonostante la richiesta di archiviazione del pm, il giudice aveva ordinato lo svolgersi dell’udienza preliminare che, giovedì scorso, ha visto il non luogo a procedere perché “il fatto non sussiste”.

In altro processo (di natura totalmente diversa ndr) nel 2017 Lorenzetti è stata condannata in via definitiva – cioè dalla Corte di Cassazione – per avere falsificato delibere finalizzate all’assunzione nelle aziende sanitarie della Regione Umbria. Si tratta dell’inchiesta nota giornalisticamente come Sanitopoli umbra. (Sergio Scialabba)

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