Palazzo Butera polo culturale del futuro

un nuovo concetto di museo a palazzo Butera

(Carmela Corso) Un percorso espositivo per raccontare l’anima e il futuro 2.0 di Palazzo Butera, lo splendido complesso monumentale nello storico quartiere della Kalsa, dal maestoso affaccio sul Foro Italico, che insieme con la prospiciente Porta Felice costituisce l’affascinante skyline di ingresso alla città di Palermo, acquistato lo scorso 2016 dal celebre imprenditore, mecenate e collezionista d’arte Massimo Valsecchi per trasformarlo in un vero e proprio polo culturale che sia, al tempo stesso, museo, centro di ricerca, punto di incontro tra arte, scienza ed etica.

Un progetto importante, certamente non semplice o di breve realizzazione, che va al di là del mero recupero di un palazzo e che passa attraverso un complesso ed imponente lavoro di restauro (interamente finanziato dai Valsecchi) e reconceptualization che trasformerà quello che è a tutti gli effetti un “cantiere aperto” in un laboratorio che farà da potente catalizzatore per uno sviluppo socio culturale che parte dalla Kalsa per estendersi poi verso la città, il Mediterraneo, quindi, l’Europa.

arte, scienza ed etica insieme grazie a Valsecchi

Un primo passo sono stati i restauri che hanno interessato la struttura e che hanno permesso l’allestimento nel piano terreno (riconvertito a galleria per esposizioni temporanee) di parte del patrimonio – tele, arredi e mobilio – recuperato dal palazzo e affidato alle mani di artisti locali che lo hanno riportato a nuova vita, come nel caso di “Le città del Principe” e di “Vita a palazzo” (parte di un più ampio progetto multidisciplinare). Si prosegue con la visione di “Berlin wall, German grass & skyes”: quadro politico del 1973 sulle questioni dell’integrazione tra civiltà acquistato appositamente per Palermo e Palazzo Butera.

Delizia per gli occhi al primo dei due piani nobili nel quale si rimane rapiti dal dialogo filologico tra passato, presente e futuro; tra tradizione e modernità con il confronto tra gli arredi, i tetti affrescati e le tele dei fiamminghi Floris e Key nell’autoritratto con tre imperatori romani e degli italiani Codazzi e Gargiulo in cui arte e amore per l’antico si fondono mostrandosi ai visitatori in tutto il loro fascino con la rilettura in chiave contemporanea degli spazi e delle forme ad opera di David Tremlett.

Una visione, quella di Massimo e Francesca Valsecchi (affidata a Giovanni Cappelletti, direttore, insieme a Marco Giammona e Tomaso Garigliano, dei lavori di restauro), originale e diversa rispetto al comune concetto di museografia con una costante rotazione di opere in parte provenienti dalla collezione, in parte ospiti, interventi site specific da parte di artisti contemporanei e la realizzazione di una casa-museo, che rappresenterà il personale omaggio e prezioso lascito dei Valsecchi alla città.

Il palazzo è aperto da martedì a domenica, visitabile dalle ore 10 alle 20, con un ticket di €2,50 (piano terra)

 

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