Opere grandi e dimenticate

veduta di Palermo

Il centro direzionale della Regione è stato dimenticato. Ma solo attraverso le grandi opere – iconiche, arroganti, ambiziose – si esce dalla crisi. L’ idea di un unico complesso edilizio dove convergere gli uffici regionali risale all’ epoca post-Tangentopoli –  e da allora fino alla presidenza Lombardo non c’è stato inquilino di palazzo d’ Orleans che non l’ abbia presa in considerazione. Nel 1997 Giuseppe Provenzano convocò i giornalisti nella sala Alessi e presentò un piano di fattibilità. L’ ipotesi progettuale continuò a essere oggetto di confronto nel corso degli anni senza mai concretizzarsi. Una struttura ultramoderna per un numero di diverse migliaia di dipendenti, ecosostenibile e funzionale, anzi polifunzionale, con negozi  e centri espositivi. Da vivere tutti i giorni della settimana e non solo in quelli lavorativi, collegata a una rete di trasporto da modernizzare ulteriormente. Una sfida alla città, ai portatori di interesse, alle altre istituzioni pubbliche. Altrove, in Italia e nel mondo, le grandi opere si realizzano perchè senza edilizia non si cresce, perchè si attivano circoli virtuosi. E’ chiaro che ci sono rischi – già sperimentati in passato – connessi alla lievitazione dei costi o alla edificazione di nuove cattedrali nel deserto. Ma il centro direzionale potrebbe generare un altissimo numero di posti di lavoro.  Senza contare il risparmio sul costo degli affitti che la Regione paga ai privati per ospitare uffici dell’ amministrazione. Cesserebbero per sempre. (Sergio Scialabba)

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