Obiettivo partecipazione

I pronto-soccorso sono i punti più sensibili del servizio sanitario

(Sergio Scialabba) Collegandosi al sito www.retecivicasalute.it si partecipa al progetto, oppure si può, se si dimostra di avere talento, diventare riferimento civico della rete civica della salute, uno dei cittadini volontari che raccolgono – su tutto il territorio regionale – informazioni, segnalazioni o istanze per migliorare la qualità dei servizi sanitari.

Le università siciliane, l’ Anci Sicilia, gli uffici scolastici provinciali, gli ordini professionali, la protezione civile, le organizzazioni no-profit hanno aderito al progetto dell’ assessorato regionale alla Salute che ha promosso l’ attività della conferenza dei Comitati Consultivi delle aziende sanitarie siciliane. Uno strumento nuovo per tutelare meglio uno dei diritti più importanti del cittadino, quello al quale si lega non solo la qualità della vita ma la vita stessa.

La legge regionale 5 del 2009 prevede che, in ogni azienda sanitaria, sia istituito, senza alcun onere aggiuntivo, un comitato composto da utenti e operatori dei servizi sanitari e sociosanitari. Quest’ organismo esprime pareri non vincolanti e formula semplici proposte al Direttore Generale delle aziende in tema di programmazione, educazione sanitaria, verifica della qualità dei servizi. Ma anche proposte su campagne di informazione sui diritti degli utenti, attività di prevenzione e educazione alla salute, sui requisiti di accesso ai servizi sanitari e modalità di erogazione degli stessi.

La partecipazione dei cittadini è, decisamente, in primo piano. Essa non è solo uno dei principi ispiratori della moderna attività amministrativa, ma, anche, un modo per spendere meglio soldi della collettività. La collaborazione con gli Uffici relazioni con il pubblico – un altro ufficio dalle potenzialità ancora inesplorate – dovrebbe tradurre in azioni programmatiche i reclami inoltrati dai cittadini. Soprattutto per le aree delle aziende sanitarie particolarmente esposte come i pronto soccorso, dove anzicchè protestare civilmente o proporre soluzioni ai problemi, l’ esasperazione degli utenti, spesso, degenera in violenza. Una sconfitta sia per chi perde le staffe comportandosi in modo censurabile, ma, anche, per gli enti pubblici, tenuti a garantirà un livello accettabile di qualità.

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