Nuova fase per la Fondazione Èbbene

Il Bilancio Sociale 2019 della Fondazione Èbbene che sperimenta il welfare di prossimità

Oltre 30mila persone e più di 200 volontari coinvolti: questi i numeri ma, soprattutto, le azioni che descrivono il 2019 di Fondazione Èbbene, la prima fondazione nazionale di prossimità che ha sperimentato e diffuso in tutto il Paese dalla Sicilia un modello di welfare che guarda alla rigenerazione delle persone e delle comunità come percorso indispensabile per lo sviluppo e la crescita dei territori.

Un anno di storie, volti incrociati, persone accompagnate e spazi rigenerati, tutto raccontato e descritto nel Bilancio Sociale 2019, approvato nei giorni scorsi,  che sancisce una nuova fase per Fondazione Èbbene. Una fase in cui si mette a disposizione del Paese, in maniera ancor più puntuale e specifica, il welfare di prossimità che – in questi anni – è stato sperimentato in tutto il territorio nazionale e che oggi costituisce un approccio fondamentale per la ripresa sociale ed economica del Paese.

I 12 mesi descritti nel bilancio di responsabilità sociale – dichiara Edoardo Barbarossa, presidente di Fondazione Èbbene, in occasione dell’assemblea dei soci che si è svolta nei giorni scorsi con l’approvazione del bilancio – sono densi di un’azione costante messa in campo per riscoprire il talento di ogni persona e costruire una relazione che sia ‘paritaria’Con Èbbene abbiamo immaginato che l’Economia Circolare possa avere come obiettivo le persone, anche gli ultimi, anche quelli che vengono definiti scarti possono essere accompagnati per divenire nuova umanità“.

L’ultimo anno, ancora più degli altri, è ricco di storie di persone che – insieme con Èbbene – hanno vissuto un processo di rigenerazione che ha consentito loro di riprendere in mano la propria vita. Ma il 2019 si caratterizza anche per il grande lavoro sull’approccio svolto dai centri di prossimità e che proseguirà nel 2020 per confermare la scelta di mettere in campo le quattro A, Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento, Autonomia, dove protagonismo e reciprocità diventano le chiavi di quel welfare di prossimità pensato come modello e agito come missione per generare lo sviluppo dei territori e delle comunità. (Redazione

 

 

 

 

 

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