
(Sergio Scialabba) La forma torna a cercare sé stessa e, nella crisi del mondo e del gusto (capita, di tanto in tanto), il colore è sempre protagonista.
Riempie quello spazio angusto-augusto tra il grigio delle trame e dei tranelli, fessure o tasche, e il bianco dei cotoni inamidati.
Concessione all’immaginazione maschile, una volta avuta in pegno la confessione di segrete ambizioni.
Jaune, il colore della luce che arriva senza esitazioni, pura e diretta. È il sole cocente, verità e dolore, o più indulgente e incerto, quello della primavera.
Ciel è chiarissimo, quasi impalpabile, e da l’abbrivio una gradazione di iperclassici:
Bleu Moyen, medio equilibrato e sobrio;
Bleu Hussard, profondo, disciplinato, impercettibilmente levantino;
Marine compatto e scurissimo, senza infingimenti;
Bleu de Chine, che reca una punta di nero e polvere, quasi sconvolgente nella sua unicità.
Se il Rouge può essere smorzato, più terra che fiamma, il Rose Pâle è chiarissimo, quasi un soffio.
Se il Gris Grain è un grigio testurizzato leggermente ruvido, che evoca fibra e carta, il Gris Glacier è freddo, chiaro, glaciale, con una punta di blu.
Baby Powdel è bianco, morbidissimo, quasi talcato: opaco, vellutato, sembra proteggere invece che mostrare (ma guai a fidarsi delle apparenze).
Del rosso, Bordeaux Clair è una variante mobile e ariosa, dionisiaca ma integrata.
Guimauve un rosa pastello, zuccherino, soffice, che ricorda un Marshmallow; Aubergine, sofisticato in modo raro, porta con sé una sensualità sobria, mai vistosa, saturo quasi vellutato.
Ardoise è la pietra bagnata, con una punta di blu e una freddezza minerale; Vert d’Eau è un verde che respira, fresco e naturale.
Ma quel che alimenta di più i dubbi sono le coppie: Bourgogne-Charbon, rosso caldo, vibrante, e nero, termico, tellurico, fanno un duo che si impone, drammatico e ultimativo.
Blu notte e nero pieno, invece, Marine-Noir: uno è sospensione, l’altro gravità: scintille metalliche sopra onde cupe, proiettili e gocce d’acqua, ovvero la minaccia trattenuta della guerra che invade il cuore (ma si parla di cravatte).
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