Nel 2019 non aumentò la povertà

Unsplash +

Il 12 per cento dei residenti con almeno 16 anni di età  (dati 2021) – 6 milioni di persone – che vivono nel nostro Paese si trova in una condizione di povertà alimentare.

Nelle isole il valore si attesta oltre la media nazionale, al 14,2 per cento (per un totale di quasi 800mila persone) mentre, guardando al solo indice di deprivazione alimentare materiale, in Sicilia le persone in questa condizione sono 584.870, poco più del 12 per cento della popolazione.

A rivelarlo il quarto rapporto sulla povertà  alimentare di ActionAid, Frammenti da ricomporre. Numeri, strategie e approcci in cerca di una politica, quest’anno realizzato in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare.

Il documento parte dall’analisi dei dati afferenti a diverse indagini campionarie Istat, tra cui quella sulle condizioni di vita (Eu-Silc), e restituisce una fotografia dettagliata della povertà alimentare nel nostro Paese.

I parametri utilizzati sono intensità, diffusione, distribuzione regionale e specificità dell’impatto sui diversi gruppi socio-demografici (minori, donne, stranieri).

Fra il 2019 e il 2021, nonostante la pandemia, l’andamento degli indici di deprivazione alimentare, materiale e sociale, è stato sostanzialmente stabile e in diminuzione.

La possibile ragione è da ricercare nelle misure ordinarie e straordinarie di sostegno al reddito che, almeno in parte, hanno mitigato l’impatto della crisi e impedito un aumento della povertà  alimentare.

La deprivazione alimentare materiale o sociale – misurata come l’impossibilità  di fare un pasto completo con carne, pollo, pesce o equivalente vegetariano almeno una volta ogni 2 giorni e con l’impossibilità di uscire con amici o parenti per mangiare o bere qualcosa almeno una volta al mese – è presente secondo una scala di intensità.

E c’è fra i disoccupati (28,3 per cento), le persone inabili al lavoro (22,3 per cento), coloro con istruzione uguale o inferiore alla licenza media (17,4 per cento), giovani tra i 19 e i 35 anni (12,3 per cento) e adulti tra i 50 e i 64 anni di età  (12,7 per cento), stranieri (23,1 per cento), chi vive in una casa in affitto (22,6 per cento) e le persone che vivono nelle aree metropolitane (13,3 per cento).

Guardando alla composizione del nucleo famigliare sono le famiglie monogenitoriali (16,7 per cento) e quelle con 5 o più membri (16,4 per cento) a registrare i tassi più elevati.

Secondo quanto reso noto dal Ministero delle Politiche Sociali e del Lavoro, il numero di chi riceve aiuti Fead (Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti) sotto forma di generi di prima necessità è cresciuto notevolmente negli ultimi anni passando dai 2,1 milioni nel 2019 a quasi 3 milioni nel 2021, e registrando un lieve calo nel 2022, per un totale di oltre 2,8 milioni di persone.

La Sicilia è la regione ad aver registrato l’incremento più significativo (+172,5 mila), arrivando nel 2022 a 478.553 beneficiari. Fra le città  siciliane Palermo ha registrato un aumento di 56.489 beneficiari, con un’incidenza del 14,3 per cento rispetto alla popolazione residente e un totale di 171.670 persone.

Catania, pur registrando l’aumento maggiore (+ 64,3 mila) si ferma a un totale di 140.015 beneficiari (13,1 per cento della popolazione residente). Terza Messina, che con un aumento di 11.849 beneficiari passa dai 17 mila del 2019 agli oltre 29 mila del 2022.

L’incremento, in linea con il trend di crescita della condizione di povertà assoluta, può essere interpretato come un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita di soggetti già  in situazione di forte vulnerabilità.

Tuttavia, utilizzare questo numero come indicatore per determinare quanti soffrano la povertà alimentare non è corretto perchè esistono ostacoli significativi, come lo stigma associato alla povertà, che impediscono alle famiglie in difficoltà economica di accedere all’assistenza fornita dagli Enti del Terzo Settore.

La conferma arriva anche dai dati Eu-Sicl: nel 2021, le famiglie che dichiarano di aver almeno una volta richiesto di aiuto di qualcuno ammontano al 6,8 per cento di quelle residenti in Italia, ma solo il 15 per cento di queste si è rivolto alla rete di distribuzione di pacchi alimentari.

Nonostante il carattere multidimensionale della povertà  alimentare, che accanto ad aspetti materiali come la sufficiente quantità  e qualità e adeguatezza nutrizionale coinvolge anche quelli immateriali come le relazioni sociali e la cultura, continua a essere diffusa e a prevalere una risposta orientata al bisogno.

Il paradosso più evidente è che 6 persone su 10 in condizione di deprivazione alimentare materiale o sociale non sono considerate a rischio povertà secondo le soglie di reddito prestabilite; utilizzando, invece, l’indicatore di povertà basato sulla percezione, scopriamo  che ben 7 su 10 tra quelli in condizione di deprivazione alimentare si ritrovano anche tra quelli che dichiarano di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà, segno che l’impiego di soglie di reddito standardizzate come criterio di accesso all’aiuto è una scelta inadeguata perchè esclude quanti vivono in condizione di deprivazione alimentare ma non sono considerati poveri. 

In periodi di recessione, che causano l’aumento della povertà e riducono fortemente il potere di acquisto delle famiglie, misure di protezione sociale e, in particolare, quelle di sostegno al reddito sono fondamentali per evitare che la povertà alimentare cresca” dichiara Roberto Sensi, Responsabile Programma Povertà  alimentare ActionAid Italia.

“Dobbiamo cambiare la visione che abbiamo del fenomeno per adottare un vero approccio multidimensionale che ruoti attorno al diritto cibo e non all’aiuto, che coinvolga la comunità  e non solo i singoli individui adottando, inoltre, sistemi di rilevazione della povertà  alimentare più efficaci e a livello territoriale”. (Redazione)

vedi

Il lascito è donna