Nasce l’albo delle librerie di qualità

ph Eliabe Costa on Unsplash

Tra i tanti motivi ispiratori della legge che promuove e sostiene la lettura c’è anche l’esigenza di arginare quello che sembra un fenomeno inarrestabile: la moria di librerie, comprese quelle storiche che da Torino a Roma fino a Palermo vanno scomparendo una dietro l’altra. Portando con se un capitale impareggiabile di storia, esperienza, beni materiali e immateriali. Una libreria potrà chiedere l’iscrizione ad un albo istituito presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che valuterà se merita oppure no.

Al punto vendita, e non all’impresa commerciale, è attribuito il diritto di utilizzo del relativo marchio per un periodo di tre anni rinnovabile, a domanda, per il successivo triennio, previa verifica della permanenza dei requisiti di iscrizione nello stesso albo.

Se è vero che Internet garantisce una possibilità di selezione senza pari (ed è quello che ha sconvolto il settore) non potrà mai sostituire la scelta libera e individuale del libraio, l’intuito, spesso innato, del venditore e, quindi, il suo personalissimo modo di selezionare quel prodotto così speciale che è il libro.

Ad essere valutate saranno quelle librerie che esercitano, in modo prevalente, l’attività di vendita al dettaglio di libri, in locali accessibili al pubblico e che assicurino un servizio innovativo caratterizzato da continuità e diversificazione dell’offerta. Ma anche la realizzazione di iniziative di promozione culturale nel territorio. E, quindi, l’adesione ai patti locali per la lettura: uno dei punti qualificanti della legge perchè mette in connessione attività commerciale e funzione pubblica. (Sergio Scialabba)

 

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