Molto più di un accessorio

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Il fascino della cintura è nel suo abbraccio con la vita, la parte del corpo non solo femminile ma, anche, maschile in cui per ragioni fin troppo evidenti risiede la seduzione.

Non importa se sia stretta, come nell’effetto hourglass, ci sia un filo di pancia oppure di più, ormai sdoganati dal genere curvy. L’importante è prendere la vita alla leggera, incassare i colpi sotto la cintura o resistere agli istinti che vengono da sotto la stessa che, per l’appunto, si definiscono “bassi”.

I progressi – non si può sbagliare – sono misurati dai buchi dove inserire l’ardiglione, il puntale che dalle origini ad oggi si è andato trasformando in una semplice stanghetta appuntita, piatta o inarcata che serve a impedire lo scorrimento della cintura, si adagia sul lato opposto della fibbia, bloccandola.

Che la cinta debba essere fermata è, infatti, una delle poche cose certe della vita, anche in sento lato. Dal doppio anello a quella a scatto, le possibilità di chiusura sono molteplici grazie a cuciture, morsetti, viti, fermi e clip. Pellami e tessuti, colori e intrecci: tutto dipende dal pantalone o dall’abito cui abbinarla.

La cintura può essere a doppia faccia (come certe persone), il cinturone esalta le forme femminili. Il genere western, magari in contrasto con un insieme minimal, diventa irriverente.

E pensare che portare la cintura oppure no nel mondo antico distingueva le persone meritevoli di rispetto da prostitute e infami. Di qui l’espressione “discinto” o “discinta”.

Forse per questo la cintura, dal latino cingulum, conserva per intero il fascino immortale del “decoro”, inteso come insieme di atteggiamenti e valori: discrezione, sobrietà, ordine interiore.

Se di alta qualità e perfetta nelle rifiniture, per uomo essenziale e quanto più bassa possibile, può fare ancòra la differenza. (Sergio Scialabba)

vedi

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