McDonald’s vede local

ph Erik Mclean on Unsplash

Orgoglio e predilezione per il cibo locale uniti a una spiccata sensibilità per le tematiche ambientali, ritenuti elementi chiave della filiera agroalimentare del domani: questi i dati salienti dello studio condotto dall’Istituto Nazionale AstraRicerche per McDonald’s sulle aspettative e i comportamenti dei giovani siciliani (15-25 anni) nei confronti della transizione ecologica.

I dati sono stati presentati nell’ambito dell’incontro dal titolo “Dalla produzione al consumo, la sfida dell’agroalimentare di qualità verso la transizione ecologica” organizzato da Fondazione Qualivita e Origin Italia in collaborazione con McDonald’s.

Una immagine della Sicilia dal satellite

Per gli appartenenti alla GenZ la rilevanza dell’alimentazione (per il significato attribuito, i valori e per le emozioni suscitate) è molto cresciuta negli ultimi 5 anni (45 per cento). L’interesse per il cibo porta i giovani a muoversi per visitare fiere a tema, sia all’interno della propria regione (33 per cento) che in altre regioni (21 per cento).

Le sostenibilità legate al cibo sono temi importanti per tre quarti degli italiani (77.8 per cento per l’ambientale, 72.9 per cento per la sociale, 74.0 per cento per quella economica) con una maggiore attenzione da parte delle donne (+8 per cento rispetto agli uomini).

Dallo studio emerge che, quando si parla di sostenibilità nell’agroalimentare, la maggior parte dei siciliani la associa in primo luogo a tematiche ambientali (58 per cento degli intervistati) seguita da tematiche economiche (31 per cento) e sociali (31 per cento).

Le fasi della filiera che ritengono abbiano un maggiore impatto negativo sono, in particolare, lo spreco alimentare (52 per cento) a cui seguono i trasporti (49 per cento) il packaging (42 per cento) e la lavorazione industriale (41 per cento).

Transizione ecologica significa, anche, valorizzazione del cibo e delle eccellenze locali.

In questo, i siciliani si distinguono particolarmente per il loro forte orgoglio e legame con il territorio, per cui prediligono le tradizioni culinarie locali rispetto ai cibi provenienti dall’estero (39 per cento rispetto al 33 per cento della media nazionale).

un mercato di Catania (ph Melanie Vaz on Unsplash)

Per loro, cibo locale vuol dire davvero vicino (per il 38,5 per cento proveniente dal proprio comune o da comuni limitrofi, per il 26 per cento dalla propria regione, per il 20 per cento da regioni vicine e per il 16 per cento dal resto d’Italia) e percepito come parte di sé e rilevante per la propria identità personale (76 per cento vs 66 per cento della media nazionale).     

Rientra in questo contesto anche il livello di fiducia nelle certificazioni alimentari come DOP e IGP, garanzia per il consumatore e driver significativo nella scelta dei prodotti.

Il 74 per cento si sente garantito negli acquisti dal marchio DOP posto sul prodotto, il marchio Made in Italy è una garanzia per il 71 per cento e ben il 67 per cento si sente tranquillo quando acquista prodotti IGP e vini DOC/DOCG.

Mediamente l’85 per cento degli intervistati afferma di conoscere le eccellenze italiane (tra cui quelle siciliane – dalle Arance Rosse di Sicilia IGP al Pistacchio Verde di Bronte DOP, dal Pomodoro di Pachino IGP al Cioccolato di Modica IGP) anche se quelle del Nord sono meno note.

Da qualche anno la ristorazione è entrata a far parte della filiera dell’agroalimentare, di cui rappresenta l’anello di congiunzione tra produzione e consumo.

In questo scenario la ristorazione in Italia ha una immagine molto positiva:  è considerata parte fondamentale dell’economia (76.3 per cento), in grado di dare lavoro (72.8 per cento – in Sicilia la percentuale sale al 75 per cento) e con un forte e positivo impatto sull’alimentazione nel nostro Paese.

Si ritiene che la ristorazione abbia reso possibile l’accesso a prodotti alimentari speciali (per qualità, tipicità, etc 64.0 per cento, in Sicilia il 66 per cento) e a cibo di alta qualità ma a prezzi ragionevoli (61.0 per cento, in Sicilia 65 per cento).

Inoltre, dalla ristorazione ci si aspetta un rapporto positivo con il consumatore in termini di educazione agli stili alimentari (64.6 per cento) e di spinta ad essere cittadini responsabili (67.1 per cento); il 67.1 per cento desidera che la politica ambientale dei locali in cui si reca sia ben esplicitata e il 64.9 per cento preferirà i punti di ristorazione che lo faranno (in Sicilia il 67 per cento).

In questi anni McDonald’s è riuscito a portare al grande pubblico le eccellenze del Made in Italy, tradizionalmente considerate di nicchia, riuscendo a educare i clienti sulla qualità e sui prodotti italiani. Così oggi, in uno scenario mutato, cogliamo la nuova sfida della transizione ecologica, un percorso che dobbiamo cogliere insieme a tutta la filiera agroalimentare, di cui noi siamo l’ultimo anello, il vero punto di contatto con le giovani generazioni. Io credo che la ristorazione in questo abbia un ruolo fondamentale perché intercetta le esigenze dei consumatori, e può farle risalire lungo tutta la filiera suggerendo agli altri attori quali azioni concrete mettere in pratica”, afferma Mario Federico, amministratore delegato McDonald’s Italia. (Redazione)

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