Lorefice: “Non vedere nel diverso un nemico”

Corrado Lorefice

(Carmela Corso) Si è consumata in un bagno di folla la giornata conclusiva del Festino di Santa Rosalia, con la tradizionale processione religiosa dell’urna argentea contente le reliquie della Santuzza. Un momento di condivisione spirituale, che rinnova un atto di devozione che da oltre 300 anni, unisce in un unico abbraccio la città tutta. Otto le giornate di questa edizione in cui Palermo ha reso omaggio alla sua patrona.

Al termine della Santa Messa, accompagnata dal coro di voci bianche del Conservatorio “Vincenzo Bellini” e scortata dalle 60 confraternite presenti, disposte solenni lungo il Cassaro con i loro stendardi, si è mostrata alla cittadinanza la vara trasportata in processione dalla Confraternita di Santa Rosalia ai Quattro Coronati, l’unica che per decreto del Senato palermitano, dal 1674, ha il privilegio del “porto e riporto” dell’urna. È il suono delle campane della Cattedrale e dei tamburi imperiali di Comiso a scandire l’incedere della vara che, dall’ingresso principale della chiesa madre su via Matteo Bonello si avvia verso il Piano della Marina. A precedere il corteo la Banda municipale Mediterranea Città di Palermo del maestro Agostino Consagra e il Corpo Bandistico Palermitano del maestro Massimo Vella.

Prima tappa davanti il Palazzo Arcivescovile da cui balconi sono stati lanciati i coriandoli colorati sulle note del Te Deum. All’arrivo ai Quattro Canti, l’omaggio della Confraternita di Monreale, per proseguire, quindi, lungo l’antica via Toledo, fino alla Piazza Marina dove, dal palco, accompagnato dalle voci bianche dirette dal maestro Antonio Sottile, il piano del maestro Antonino Fiorino e dal sindaco Leoluca Orlando, Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Corrado Lorefice ha lanciato il suo messaggio alla città “Questo è un evento che ho nel cuore: è la festa di Palermo, – dice Lorefice – la nostra festa. Vengo a parlarvi da padre, da fratello e da pastore per dirvi che sono nella vostra stessa barca, in cerca della verità. Non è tempo, questo, di estraniarsi dalla realtà. Faccio un appello ai credenti, alle donne e agli uomini di buona volontà, riuniti nell’affetto a Rosalia: sentiamoci,  stasera, tutti imbarcati nel suo vascello”. Inizia così una lunga invettiva alle tre navi: di Palermo – che naviga in un mare tempestoso e di paura. Da qui l’invito a “non avere paura della paura”, a non permettere a nessuno di sfruttare a proprio vantaggio questa paura e, ai giovani, a seguire l’esempio di uomini come don Pino Puglisi, Libero Grassi, Piersanti Mattarella, testimoni umili e forti della verità e della giustizia, ad alzare la testa non lasciando ad altri le redini del proprio destino; dell’Italia – tormentata da una povertà umana, perché una civilità  che si fonda sul ‘mors tua, vita mea’ si avvia alla fine; dell’Europa – “vascello che tutti ci comprende”, minacciato dalle filosfie del ‘prima noi’ che rischia di distruggere la casa comune. “Siamo noi i predoni dell’Africa – attacca duramente il vescovo – Siamo noi i ladri che l’hano spogliata delle sue materie prime. Siamo noi ad avere provocato i grandi esodi. Ed io lo devo dire. Io non posso rimanere in silenzio. La Chiesa non può rimanere in silenzio. Noi che sappiamo che vuol dire essere migranti dobbiamo alzare la voce e gridare questa verità. Si tratta di essere giusti. La Vergine Maria che è la prima madre profuga costretta alla fuga deve diventare il simbolo di una civiltà che insegni ai bambini, al futuro, a non vedere nel diverso un nemico ma un fratello. Ma la parola fratello non ha senso se non ci si apre agli altri. Palermo Capitale della Cultura significa anche questo: praticare l’uguaglianza contro ogni forma di razzismo”.

Al termine dei ringraziamenti del vescovo e del sindaco di Palermo l’urna ha fatto ritorno, risalendo lungo via Vittorio Emanuele, Quattro Canti, via Maqueda, discesa dei Giovenchi, piazza S. Onofrio, via panneria, Piazza Monte di Pietà (davanti la proma edicola vtiva dedicata alla Santa), via Judica, via Matteo Bonello, quindi, alla Cattedrale dove, nel sagrato, ha avuto luogo, a chiusura, il tradizionale spettacolo pirotecnico.

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