L’orario della Ztl non è un fatto banale (di Sergio Scialabba)

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di Sergio Scialabba

 

 È ancora presto per stabilire quali saranno gli effetti dell’estensione oraria della Zona a Traffico Limitato che il giudice ha deciso essere valida, seppure in via sperimentale.

Ciò non di meno, stupisce la superficialità con la quale piani, atti o sentenze valutino aspetti fondamentali della vita associata di un territorio, di un quartiere o di una capitale, piccola o grande che sia, di cui l’economia è parte essenziale. 

Il Piano Generale del Traffico Urbano rimanda a un secondo momento la definizione degli orari della zona  a traffico limitato di Palermo, quinta città d’Italia a conclamata vocazione commerciale. E questo rimando non precisa se la Ztl debba essere limitata al solo orario diurno e non anche a quello serale-notturno.

Si tratterebbe, quindi, di mera diversa articolazione dell’orario di operatività? Per soli alcuni giorni della settimana che, per puro caso, sono coincidenti con il fine settimana? Non diremmo.

È notorio, infatti, che, nel fine settimana, gli esercizi commerciali vendono il doppio o il triplo di quel che vendono negli altri giorni (lo ricorda un noto giurista esperto di diritto del lavoro in un altrettanto noto articolo, reso pubblico poco più di due anni fa) e che l’apertura nel week end  fa aumentare l’occupazione nel settore della distribuzione.

Ogni limitazione produce – inevitabilmente – una perdita rilevante di occupazione. Tra le limitazioni può – senza problemi – essere inserita una limitazione della circolazione o qualsiasi provvedimento che rende meno facile raggiungere una zona ad alta densità commerciale.

L’aumento dei consumi si traduce – immancabilmente – in aumento dell’occupazione. Ecco perchè provvedimenti dettati da immaturità o da pressappochismo aggravano ulteriormente una situazione già grave su questo fronte.

O, forse, la situazione è così grave proprio per colpa di chi, non contento, persevera in politiche sbagliate.

 

 

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