Lidl Italia estende il proprio impegno cage-free

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Lidl Italia – una delle principali catene della grande distribuzione organizzata nel Paese, con oltre 780 punti vendita diffusi su tutto il territorio nazionale – compie un importante passo avanti per ridurre le sofferenze degli animali coinvolti nella filiera di rifornimento.

In seguito al dialogo avviato quasi un anno fa con Animal Equality Italia, Lidl ha ufficialmente esteso il proprio impegno cage-free, già in atto dal 2019.

L’azienda ha, infatti, verificato che i propri fornitori escludano, ora, anche i sistemi combinati dalla filiera delle uova.

Secondo quanto dichiarato nel documento di posizione aggiornato sul sito corporate di Lidl Italia, “a partire dal 2025 l’impegno dell’azienda è stato ulteriormente esteso escludendo i sistemi combinati, in linea con gli standard internazionali cage-free“.

I sistemi combinati sono, infatti, strutture multipiano, classificate come allevamenti “a terra”, ma dotate di cancelletti frontali e partizioni trasversali, che – se mantenuti chiusi – possono, comunque, permettere il confinamento permanente e trasformano l’allevamento in un sistema di fatto indistinguibile dalle gabbie tradizionali.

L’esclusione di questi sistemi da parte di Lidl Italia rappresenta, dunque, un segnale importante per l’intero settore.

Inoltre Lidl estende la sua attenzione anche ai pulcini maschi, introducendo per una delle sue linee di produzione l’ovosessaggio, in anticipo sulle richieste normative.

L’ovosessaggio è una tecnologia che permette di individuare il sesso dell’embrione all’interno dell’uovo prima della schiusa, evitando così la nascita e la successiva uccisione dei pulcini maschi, pratica ancora utilizzata nell’industria delle uova.

Sempre più consumatori si dimostrano attenti alle condizioni di allevamento chiedendo la fine di quelle più crudeli, come l’uso delle gabbie.

Numerose aziende italiane hanno già adottato politiche simili, e l’estensione dell’impegno cage-free da parte di Lidl Italia rappresenta un segnale positivo per il settore della Gdo.

“Grazie al dialogo costante e al lavoro con le aziende è possibile ottenere progressi significativi con un impatto concreto su migliaia di animali come in questo caso.

È ora che anche le altre aziende che sono rimaste indietro prendano impegni pubblici, con tempi certi e verificabili.

Chi resta fermo davanti alla sofferenza di milioni di galline e pulcini maschi si assume la responsabilità di non agire”, ha commentato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.

Animal Equality in Italia – come nel mondo – continua il suo impegno per mettere fine alle gabbie negli allevamenti.

È, infatti, anche attraverso il lavoro di sensibilizzazione aziendale che oggi circa il 66 per cento delle galline ovaiole in Italia vive in sistemi alternativi alle gabbie, un dato che rappresenta un progresso significativo rispetto al passato.

Tuttavia il 34 per cento delle galline è ancora allevato in gabbie, e sono milioni gli animali le cui condizioni meritano di essere cambiate in modo concreto. (Redazione)

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