L’hikikomori ha diversi livelli di gravità

ph Kristina Tripkovic on Unsplash

Ci sono giovani che si chiudono in casa e smettono di frequentare gli amici, la scuola, e vivono di notte occupandosi di videogiochi o attività solitarie. Sono gli hikikomori. Hikikomori è un termine giapponese che significa letteralmente stare in disparte. Trattandosi di un fenomeno sociale nuovo, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate.

L’insorgenza delle manifestazioni di ritiro sociale avviene, generalmente, nel periodo della preadolescenza o della prima età adulta. Tuttavia, in alcuni rari casi, può insorgere anche in età avanzata. Bisogna distinguere il fenomeno hikikomori da quello dei NEET, in quanto si caratterizza con l’allontanamento progressivo dalla società. Tra i principali campanelli d’allarme ci sono il ritiro scolastico, il disinteresse nelle interazioni reali, specialmente con i coetanei, inversione del ritmo sonno veglia, autoconfinamento nella propria camera da letto, preferenza per attività solitarie di solito legate alle nuove tecnologie.

Il fenomeno colpisce soggetti di entrambi i sessi, con particolare incidenza su quello maschile. L’ikikomori ha diversi livelli di gravità ed un processo graduale che può portare più o meno rapidamente all’isolamento totale. Esso può durare alcuni mesi o diversi anni e, generalmente, non si risolve spontaneamente.

Gli hikikomori sono, nella maggior parte dei casi, persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale , se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia e panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.

Una delle informazioni-chiave è che gli hikikomori non sono malati mentali, hanno sviluppato una visione molto dolorosa degli effetti e delle relazioni umane sul proprio benessere, per cui associano esperienze vissute come particolarmente negative a qualsiasi pratica di vita esterna. Il solo isolamento non origina da una psicopatologia, ma da una visione negativa della realtà circostante. Considerare l’hikikomori come un malato mentale significa, pertanto, banalizzare un disagio che ha radici profonde e complesse.

La condizione del ritiro sociale volontario non è necessariamente un fattore di rischio per la propensione al suicidio, anzi può costituire una difesa messa in atto dal ragazzo per allontanare pensieri di autodistruzione. Tuttavia il ritiro volontario, se prolungato o non riconosciuto e affrontato, può consolidarsi e portare conseguenze di tipo psicopatologico. Per questi motivi è importante fare informazione corretta presso famiglie, operatori, istituzioni e riconoscere il fenomeno sin dai suoi esordi per intervenire e abbassare il livello di pressione e conflittualità.

L’associazione Hikikomori Italia Genitori, nata nel giugno 2017 all’interno del progetto Hikikomori Italia raccoglie (a accoglie) oggi già molte centinaia di famiglia da tutta Italia e, da allora, ha attivato diverse iniziative per fronteggiare il ritiro sociale. Organizza per gli associati incontri gratuiti di supporto per genitori in presenza di uno psicologo, in tutte le località d’Italia. Moltissimi casi di associati testimoniano che il tipo di approccio di buone prassi adottato dall’associazione sta ottenendo risultati incoraggianti. (Redazione)

 

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