Le finestre tornano rotte e la città ora non dorme per paura

ph Tobias Zils on Unsplash

Negli anni, chiamiamoli, della maturità dopo la cura del sindaco Rudolph Giuliani, quando si consumavano le suole delle scarpe nella certezza che nulla potesse accadere se non di eccitante o bizzarro, si ricordavano Union Square e dintorni per non parlare di Brooklyn o del Bronx come di posti pieni di “spazzatura” e sentivi dire frasi come “se fossi stato qui negli anni Ottanta”.

Gli assalti alle grandi catene commerciali per rubare vestiti ed elettrodomestici durante il lockdown evocano plasticamente la teoria delle finestre rotte nella sua immagine rovesciata, avendo preso le mosse l’esperimento (riuscito) chiamato Tolleranza Zero proprio da lì, considerando che – per rompere la spirale del degrado – occorresse cominciare punendo in modo esemplare gli episodi minori di criminalità, come rompere un vetro.

La pandemia è riuscita a far tornare quella sensazione che molti ritenevano archiviata, come se, nel giro di poche settimane, quarant’anni di storia della cultura popolare, del costume, che è locale ma anche globale (questa è la differenza tra NY e tutto il resto) fossero stati cancellati.

Dove la pressione nei locali notturni, in negozi e ristoranti era “overwhelming“, espressione che rende perfettamente il concetto, adesso è tutto chiuso per sempre. Per non parlare di una gravissima crisi del mercato immobiliare che accentua un fenomeno di allontanamento dalla metropoli avviato, ma mai giunto a questo punto estremo. 

La capitale del mondo, adesso, è meno sicura e appetibile. Complici politiche pubbliche diventate improvvisamente insufficienti. Sotto accusa sono entrambi gli schieramenti, visto che all’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump – personalità iconica a Manhattan tanto per i fortunati investimenti quanto per il suo carisma e la sua brillante vita sociale – viene rimproverato di alimentare un clima di tensione tra gruppi sociali che si riverbera anche in quello che, per certi versi, è un mondo a parte negli stessi Usa. 

Il sindaco Bill de Blasio, d’altra parte, sembrerebbe non riuscire a mantenere fede alla tradizione della Grande Mela in fatto di qualità dei servizi elevata, sicurezza, tolleranza, cortesia, capacità di sostenere ed integrare persone provenienti da ogni angolo del piante di cerca di lavoro, di fortuna o, semplicemente, di se stessi (quest’ultima citazione è presa dallo sterminato elenco di aneddoti legati alla città).

Tutto questo ha fatto uscire allo scoperto sbandati, poveracci, senzatetto e piccoli delinquenti i quali, talora, si riorganizzano in bande. Questa crisi mostruosa ha messo in circolazione soggetti che molti di noi avevano visto solo nei film. Un fenomeno che potrebbe, persino, fornire un inquietante e deteriore modello urbano anche ad altre realtà occidentali che  fino ad ora hanno sopportato quanto avvenuto senza le tinte forti di una città tante volte trasformatasi in set cinematografico. (Sergio Scialabba)

 

 

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