Le aziende comunali impreparate al coronavirus

Un addetto Rap al lavoro senza mascherina

Dopo la Rap, l’Amat e, adesso, l’acquedotto. Emergono i primi casi di coronavirus nelle aziende comunali. Episodi certamente preoccupanti, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni delle organizzazioni e della delicatezza dei servizi (pubblici) espletati. Per lungo tempo Palermo Capitale Online aveva osservato i lavoratori della Rap all’opera privi di dispositivi di protezione.

Intenti nelle onerosa e, adesso è provato, anche rischiosa raccolta dei rifiuti, persistendo in una grave violazione delle norme. Ma, evidentemente, non è solo colpa loro perchè nessuno li controlla e impone loro l’osservanza delle regole.

Le prescrizioni ci sono essendo state scritte, mesi fa, e fissate in un protocollo d’intesa firmato anche dal governo. Interamente valide, soprattutto adesso che lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 15 ottobre. I lavoratori devono stare a casa se hanno la febbre oltre 37.5 o accusano altri sintomi influenzali e chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria. Il personale, prima dell’accesso ai luogo di lavoro, deve essere sottoposto al controllo della temperatura corporea.  Tutto questo è stato fatto?

E, ancora, sono già state attivate le corrette procedure di ingresso, transito e uscita dai locali aziendali, in modo da ridurre le occasioni di contatto con il personale? Quando si ha il virus si danneggia la salute di chi ci sta accanto. Ormai lo sanno anche i bambini. A giudicare da quello che sta accadendo non si direbbe proprio che lo abbiano capito gli strapagati dirigenti e amministratori del comune e dei suoi satelliti.

Lo stesso discorso vale per la pulizia e la sanificazione che dovrebbero, inoltre, essere calibrate al tipo di servizio effettuato e per l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione – guanti, occhiali, tute, cuffie, camici – che devono essere conformi ai regolamenti.

Di particolare importanza l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, e lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite. Quando qualcuno manifesta i classici sintomi del covid deve essere isolato e il caso comunicato alle autorità sanitarie competenti. 

Viene fatto tutto questo e, infine, è stato costituito in azienda un comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del responsabile dei lavoratori per la sicurezza?

Non dimentichiamo che stiamo parlando di strutture pubbliche. Francamente irrita che una amministrazione che si considera “di sinistra” non presti la dovuta attenzione a tutto ciò, soprattutto quando tanti arricciano il naso per gli assembramenti nelle discoteche o in luoghi (privati o titolari di concessione pubblica) ritenuti frequentati da persone di altra estrazione politica. (Sergio Scialabba)

 

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Un focolaio di covid alla Rap

Alla Rap si lavora senza mascherina

 

 

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