Lavoro, 10 anni buttati al vento

I posti di lavoro persi sono moltissimi, quelli che restano sono precari

 

Poco meno di venti punti di differenza  tra il tasso di occupazione  – ovvero il rapporto fra gli occupati (15-64 anni) e la popolazione residente (15-64 anni) – italiano (58 per cento ) e la provincia di Palermo (del 38,5 per cento). L’ ufficio statistiche del Comune ha reso noto ieri che in città nel 2017 gli occupati sono 184 mila, in aumento dello 0,8 per cento rispetto al 2016, quando erano 183 mila. Dato in controtendenza ma da interpretare assieme a quello che riguarda il decennio passato:  nel 2007 c’ erano 211 mila occupati: si registra, infatti, un calo del 12,9 per cento, pari a 27 mila occupati in meno.

Il tasso di occupazione nel 2017 è risultato pari al 40,7 per cento, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al 2016. Anche questo è un dato col segno +  ma è la diminuzione di ben 5,6 punti percentuali rispetto al 2007 a fare impressione. Un decennio nero: dal 2009, l’ anno della grande crisi, quando era al 47,3 per cento, il tasso di occupazione è sceso fino al 40,1 per cento nel 2016, valore più basso dell’intero decennio. Ma è, forse, il fatto che, dal 2013, il tasso di occupazione si sia stabilizzato poco sopra il 40 per cento a destare preoccupazione perchè evidenzia la totale inefficacia delle politiche pubbliche a sostenere l’ occupazione.

Il lieve incremento dei posti di lavoro, inoltre, avviene in un contesto segnato da un complessivo indebolimento degli strumenti di tutela del lavoratore. La qual cosa fa il paio con l’ emigrazione di massa delle figure professionali più qualificate, impegnate nei settori produttivi e nella ricerca. Resta quella di sempre la contrapposizione tra la capitale della Sicilia, le altre grandi città con tassi di occupazione che vanno dal 63,8 per cento di Verona al 71,7 per cento di Bologna e le città del Mezzogiorno, con tassi di occupazione che vanno dal 39,3 per cento di Napoli al 48,8 per cento di Bari. (Redazione)

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