Lactalis: l’impatto in Sicilia nello studio di Ambrosetti

L’arcivescovo di Catania Luigi Renna interviene al Palazzo della Cultura su Lactalis

CATANIA – Lactalis Italia, prima realtà del settore agroalimentare per presenza e capillarità sul territorio siciliano con i brand Galbani, Parmalat, Leerdammer, Ambrosi e Castelli, consolida il suo ruolo strategico in Sicilia, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico e sociale della regione.

Con un investimento di 17 milioni di euro dal 2018 ad oggi e un ulteriore impegno di 4,6 milioni di euro, previsti per il biennio 2024/2025, il gruppo continua a puntare sull’innovazione e sulla crescita sostenibile del territorio siciliano.

Il contributo alla crescita e allo sviluppo sostenibile di Lactalis in Italia sul territorio siciliano è stato analizzato nello studio di impatto condotto da Ambrosetti, presentato ieri al Palazzo della Cultura.

Hanno partecipato Maria Cristina Busi, presidente di Confindustria Catania, Antonio Giuliano, responsabile Audit e controlli ufficiali del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria della Asp Catania, Giovanni Arena, delegato di Federdistribuzione Sicilia, Emiliano Briante, partner e responsabile dell’area Business & Policy Impact di Ambrosetti, Giuseppe Ignizio, direttore dello stabilimento Lactalis di Catania, Monica Luca, presidente del Comitato Imprenditoria Femminile Catania, Cinzia Caggia, presidente del Consorzio di Ricerca del settore lattiero caseario e agroalimentare.

Com’è noto, Lactalis si concentra nella Sicilia orientale, dove opera attraverso 2 stabilimenti:

quello di Catania, fondato nel 1954, entra in Parmalat nel 2000, a seguito dell’acquisizione della società Latte Sole spa e produce circa 77mila tonnellate di prodotto ogni anni, in larga parte UHT e anche panna.

Lo stabilimento di Ragusa, fondato nel 1991 ed entrato in Parmalat nel 2000, è specializzato nella produzione di prodotti caseari, quali mozzarella, ricotta e scamorza e lavora circa 6mila tonnellate di prodotto ogni anni.

Il gruppo ha caratteristiche globali, ma estende la sua rete nel locali con una pervasività ritenuta superiore a realtà come le Poste ed iconico perchè riguarda marchi storici regionale come Stella e Sole. Sono 20 i depositi dai quali escono i furgoncini che raggiungono ogni angolo del territorio, isole minori comprese.

A sottolineare l’impatto sociale ed occupazionale (ma anche culturale e identitario) la presenza di Luigi Renna, arcivescovo metropolita di Catania, Enrico Trantino, sindaco della città etnea e Giovanni Pomella, ad di Lactalis in Italia, il quale ha rimarcato come “In un contesto economico sempre più instabile, Lactalis continua ad impegnarsi nel sostenere la crescita delle filiere produttive locali“.

E, infatti, Lactalis è un pilastro fondamentale dell’occupazione in Sicilia, con 226 dipendenti diretti pari al 4,2 per cento del totale nazionale del gruppo.

Negli ultimi 3 anni l’occupazione diretta di Lactalis nella regione è cresciuta del 3,7 per cento, superando il tasso di crescita regionale del 2,4 per cento e contrastando la contrazione del 3,4 per cento registrata nel manifatturiero siciliano.

Includendo l’attivazione delle filiere di fornitura, Lactalis ha sostenuto 677 posti di lavoro in Sicilia nel 2022, con un moltiplicatore occupazionale di 3,0: per ogni dipendente diretto si attivano ulteriori 2 posti di lavoro nell’indotto regionale.

Lactalis è impegnata ad alimentare il benessere sociale e combattere lo spreco alimentare, anche attraverso la storica collaborazione con il Banco Alimentare. (Sergio Scialabba)

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