La UILPA chiede un porto sicuro

Il porto

di Gabriele Giovanni Vernengo

“Sicurezza per i lavoratori doganali e i passeggeri”. Questo l’appello lanciato dal segretario della Uil Pubblica Amministrazione Sicilia, Alfonso Farruggia, manifestando seria preoccupazione in merito all’attuale condizione dei dipendenti dell’ADM in servizio presso il porto di Palermo.

Tre anni fa i lavoratori dell’allora Agenzia delle Dogane, oggi Agenzia Dogane e Monopoli, hanno protestato contro le carenze infrastrutturali del porto e i rischi corsi dai funzionari e da tutto il personale impegnato nei controlli di frontiera.

Da allora nulla o quasi è cambiato sotto il profilo della sicurezza, malgrado la promessa di attrezzare banchine e strutture idonee.

“Ogni settimana – spiega Farruggia  – approdano tre motonavi provenienti dalla Tunisia che trasportano migliaia di passeggeri e mezzi, sia per uso privato che commerciale: da anni chiediamo che i controlli doganali sui passeggeri e sui veicoli a loro seguito vengano effettuati in strutture adeguate e coperte, evitando di trattare i viaggiatori provenienti da Tunisi come soggetti di serie b”.

Una problematica che la Uil Pubblica Amministrazione non ha esitato a porre sul tavolo della Prefettura.

“L’amministrazione – aggiunge il segretario – ha solo in parte accolto le nostre richieste, peraltro in modo non del tutto soddisfacente, fornendo moduli prefabbricati e tensostrutture che non sono comunque in linea con le esigenze di un porto internazionale come il nostro, sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare della Sicilia occidentale, con giurisdizione su Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle”.

Alfonso Farruggia segretario UILPA Palermo

“Dopo anni di silenzio – commenta Farruggia – si torna oggi a parlare di sicurezza del personale doganale e dei passeggeri, anche per via dei lavori attualmente in corso presso il porto, a partire dalla demolizione dei silos granari, con evidenti benefici in chiave prospettica per l’ammodernamento e la maggiore funzionalità dello scalo ma, al contempo, non si registra alcuna azione tangibile finalizzata a garantire condizioni dignitose per i dipendenti, preoccupati per se stessi e per la sicurezza del servizio svolto”.

Durante la stagione estiva i lavoratori di confine sono costretti a fronteggiare una situazione ancora più difficile. Il personale, infatti, è costretto a svolgere i controlli sotto il sole cocente.  Un disagio che viene sperimentato anche con le intemperie invernali.

In entrambi i casi, come lamentano i doganieri, i bagagli vengono spesso ispezionati su postazioni mobili approntate per l’occasione, se non addirittura a terra.

Il sindacato chiede all’Autorità portuale di individuare soluzioni definitive anche alla luce di quanto dichiarato di recente dal presidente Pasqualino Monti che, nell’ambito di una conferenza stampa, ha annunciato i cambiamenti che riguarderanno lo scalo palermitano.

Lo scorso 27 giugno, nel corso di un incontro svoltosi tra il direttore dell’Agenzia delle Dogane di Palermo Lucilla Cassarino e i sindacati, l’amministrazione ha chiesto all’Autorità portuale di trovare soluzioni immediate inerenti il servizio di controllo dei viaggiatori extra-UE, approntando misure emergenziali immediate per fronteggiare le criticità della stagione estiva appena iniziata e, contestualmente, programmando azioni condivise a  medio termine per la risoluzione definitiva dei disagi in atto.

“Apprezziamo la disponibilità manifestata – osserva Farruggia – anche in merito alla possibilità, emersa a seguito di un incontro tra Cassarino e Monti, di installare una tensostruttura su una delle banchine adibite ai controlli, possibilmente da noleggiare, in attesa di avviare i lavori per la copertura definitiva che richiede tempi più lunghi per la realizzazione”.

“Se è vero che il porto di Palermo si appresta a cambiare volto – conclude il segretario – allora occorre attendersi anche migliori condizioni di sicurezza per garantire la dignità di lavoratori e passeggeri: se ciò non avverrà saremo costretti a proclamare ancora una volta lo stato di agitazione del personale ed eventualmente, una giornata di sciopero per accendere i riflettori sulla tutela della salute dei dipendenti”.

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