La strada stretta del commercio

saracinesche abbassate in via Maqueda

Via Libertà e via Roma sono sempre stati due mondi paralleli, due realtà commerciali diverse. Mentre la prima, snob e aristocratica, era scelta dai cittadini sia per il passeggio che per le compere, la seconda fu eletta – senza possibili alternative – da chi veniva dalla provincia per le cerimonie e il corredo: una clientela non meno ricca e attenta della prima. Ma, oggi, dalla provincia non ci si sposta più nella capitale con gli stessi automatismi del passato. E la scelta del negozio o del tipo di acquisto risponde a criteri del tutto nuovi, destinati, probabilmente, a cambiare ulteriormente.

Via Roma, in ogni caso, è una strada, dal punto di vista commerciale, in fin di vita. 

via Libertà

Che attende, ormai con ansia e preoccupazione, una revisione delle regole, che si allarghi quella strada diventata troppo stretta dell’ attuale piano urbanistico commerciale, le cui regole sembrano diventate troppo rigide. O, comunque, tanto rigide da rendere impossibile qualsiasi investimento. Che non solo rivitalizzerebbe la zona e darebbe lavoro ma garantirebbe decoro urbano, un miglioramento della qualità della vita per i suoi abitanti.

la zona della Stazione Centrale

La questione riguarda anche il braccio meridionale di via Maqueda. Meno fortunato del Cassaro e dell’ altra via Maqueda, quella vicino a piazza Verdi. E le cui potenzialità sono invece incrementate dalla vicinanza di numerose istituzioni universitarie . Sale da te, negozi di tendenza, parrucchieri o servizi generici renderebbero questa zona appetibile per gli studenti, pronti a lasciare i bivani dalle parti del Policlinico per affittare o, anche, comprare casa da queste parti. Col tempo, illuminata e arredata, guadagnerebbe in sicurezza e il contesto sociale non potrebbe che trasformarla in meglio. Tutti esercitano pressioni sull’ amministrazione. Gli imprenditori – locali e non –  e le comunità straniere come quella cinese, forte della propria coesione e di grandi quantità di denaro da impiegare. Ma il commercio è un mondo in continua trasformazione e la vendita online contribuisce a complicare le cose. Nella logistica, per esempio, dove studi rivelano che, negli ultimi cinque anni, il numero dei pacchi recapitati è raddoppiato e, con essi, il traffico su gomma. Oppure nella raccolta dei rifiuti che dovrebbe avvenire in maniera differenziata. L’ e-commerce già due anni fa determinava il 15 per cento della plastica immessa in circolazione oltre a far lievitare – è sicuro – i numeri del cartone. Forse una rivoluzione che si sente particolarmente impetuosa nei grandi centri europei e americani. Ma che non tarderà ad arrivare in quella che si considera una periferia. Dimenticando che i grandi cambiamenti sono cominciati proprio qui, partendo da quelli legati agli scambi. (Sergio Scialabba)

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