La resa dei conti

il sindaco a gennaio a Palazzo Sclafani

I colpi di staffile della Corte dei Conti non risolvono certo il problema. Perchè quello del Comune di Palermo è un problema politico. Il terrore del sindaco per gli interessi privati nelle cose pubbliche è pienamente giustificato. D’altra parte, egli cominciò la sua ascesa negli anni Ottanta. Il torto di Leoluca Orlando non è quello indicato dai giudici contabili, ma è, semplicemente, quello di essere il sindaco. Egli è, quindi, responsabile di tutto perchè è colui che risponde di qualcosa. Spiegano i costituzionalisti à la page che la politica è regolata da meccanismi di punizioni e premi. Responsabilità significa capacità di rispondere a domande. Se la risposta non è soddisfacente si viene bocciati. Infatti  coloro che Orlando accusa di essere sfascisti hanno una sola colpa: avere regolarmente perso le elezioni contro di lui. Orlando ha detto di avere impresso una svolta nella gestione dei conti del Comune e delle aziende, nel momento in cui si impone un adeguamento a normative in continua evoluzione. Poi, con riferimento ai documenti di cui la Corte dei Conti ha segnalato la mancata trasmissione da parte dei competenti uffici comunali, il sindaco ha sottolineato: “Appena ricevuta la relazione la settimana scorsa, ho sollecitato il segretario comunale alla formale diffida nei confronti dei responsabili del mancato invio, affinché si attivassero immediatamente per il riscontro”. Immaginiamo quando debba avere penato, nella confusione di Palazzo della Aquile, per trovare una matita in modo da apporre questa sottolineatura.

Orlando ad aprile a Villa Niscemi

Cionondimeno, qualche tempo fa, presso la Società Siciliana di Storia Patria, in occasione del convegno organizzato per il 70° anniversario dell’ istituzione della Corte dei Conti in Sicilia, il primo cittadino, dopo aver  salutato il Presidente della Repubblica e le altre autorità presenti, ha marcato l’esigenza di “Pretendere dallo Stato e dalla Regione il rispetto del metodo della programmazione nelle politiche finanziarie e di settore. Ad esempio, in settori delicatissimi come quelli dell’acqua o dei rifiuti o, ancora, nel settore chiave delle politiche e degli interventi sociali.

Una programmazione non cartolare o velleitaria – ha continuato – che tenga conto della sostenibilità delle scelte; troppe volte la legislazione sottovaluta effetti destabilizzanti prodotti dallo stesso sistema normativo in danno degli enti locali”.  Il problema, così facendo, viene visto in una prospettiva diversa, intrecciato con i tagli delle risorse e la rigidità della spesa. E’ stata la Corte Costituzionale ad affermare che nella politica dei tagli di spesa occorre condivisione e gradualità e che essa non può essere tale da rendere impossibile lo svolgimento delle funzioni degli enti in questione. “Non possiamo chiedere alla Corte dei Conti meno controlli e una maggiore benevolenza; non possiamo chiedere al Parlamento norme accomodanti che servono soltanto a rinviare la resa dei conti.”  Orlando a suo tempo disse così. “Oggi – proseguì – viviamo una fase di grande scollamento tra risorse e capacità: ci sono risorse, anche ingenti, in settori innovativi e strategici dove mancano, però, progetti e capacità e, al contrario, mancano risorse sufficienti dove ci sono bisogni e collaudate esperienze, come nei servizi pubblici locali o negli stessi servizi sociali di base.” 

il sindaco a maggio a Mondello

Ma, allora, di quale resa dei conti stiamo parlando? Si tratta solo di controlli, di benevolenza, di norme accomodanti piuttosto che di rigore? Si tratta di scollamento tra risorse e capacità? L’ impressione è che l’ opzione pubblica al posto di quella privata derivi da un trauma legato alle vicende politiche, sociali e umane della città che da capitale della mafia si trasformò in capitale dell’ antimafia. Di cui il riconoscimento di capitale della cultura appare il naturale corollario. Ma la scelta pubblica deve essere confermata dai risultati. Efficienza, qualità, economicità: cose che, finora, non si sono viste. Queste cose diventano indispensabili per non cadere nell’ errore opposto. Quello cioè di cominciare a pensare che l’ opzione privata sia l’ unica strada percorribile. Ovvero un nuovo cappio messo al collo della città. (Sergio Scialabba)

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