La politica non ascolta e la città stenta a ripartire

Palermo è in crisi perchè, finita una stagione politica, stenta ad iniziarne un’altra

Com’è a tutti noto, lo statuto comunale indica nel decentramento lo strumento migliore per garantire servizi efficienti che siano veramente apprezzati dalle persone, le quali possono controllare l’attività amministrativa.

Adottando questa lente per analizzare le politiche pubbliche locali, c’è praticamente tutto da rifare. Le circoscrizioni, nelle quale si articola il territorio di Palermo, sono ancora da costruire sotto il profilo funzionale e dei mezzi. A essere divisi sono i cittadini, non tanto dalle opinioni e poi dalle scelte, quanto dalla qualità della vita e dalle opportunità di lavoro e di aggregazione.

Il centro storico ha, certamente, cambiato volto dopo gli anni del recupero di identità e, in qualche caso, materiale ed estetico. Ma la stagione che vedeva nel Vecchio Centro il luogo della rinascita culturale, economica, sociale e amministrativa è, ormai, affidata agli archivi. Appartiene, semplicemente, a un tempo passato.

Oggi è, soprattutto, lo squilibrio tra pezzi diversi del territorio a sconcertare, laddove il commercio è stato messo in ginocchio da un lato, e dall’altro tutto lascia a desiderare, a cominciare dalla sicurezza, e non essendoci regole per decoro e mobilità. O le risorse mancano, oppure i soldi non vengono spesi. E mancano soprattutto coraggio, ambizione e spregiudicatezza, necessari, per dirne una, per realizzare grandi opere.

Si era pensato che il governo nazionale, nato sulle ceneri dell’accordo fallito tra Lega e Cinque Stelle, potesse tendere una mano alla capitale della Sicilia, quinta città d’Italia, vedi Il nuovo governo, il ruolo del Sud e la città. Oggi sembra, invece, che si debbano aspettare tempi migliori. (Sergio Scialabba)

 

 

 

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