La città degli equivoci

una targhetta in un condominio nei pressi del Politeama Garibaldi

(Sergio Scialabba) La capitale della Sicilia, Palermo, è una città speciale. Spesso, troppo spesso, i fatti non hanno la forza di parlare. Complici millenni di storia, una robusta dose di savoir vivre lasciataci in eredità da chi ci ha tolto tutto e una segreta intelligenza delle cose, non ci si accorge di nulla o si fa finta di niente.

Succede che, sul portone di un condominio nella zona residenziale della città, la targhetta vicino al citofono rechi una singolare indicazione. Uno strano gioco di parole mette in mezzo istituti e istituzioni pubbliche. E rimanda all’uso improprio che spesso si fa della parola mafia: la mafia dei colletti bianchi, quella delle bische, la mafia-imprenditrice, mafia terrorista e, persino, mafia buona.

Qualcuno, non diciamo chi, avrebbe avuto in affidamento un bene confiscato alla “mafia del patrimonio del Comune di Palermo”. Una denominazione surreale eppure sormontata dal drappo di colore rosso, frangiato d’oro caricato dell’aquila romana d’oro ad ali spiegate.

Che questa stagione metta in dubbio certezze e appartenenze è probabile. Altrettanto probabile è che questo, per molti versi, sia, anche, il tempo degli equivoci e degli inganni. A Palermo possiamo concludere che, evidentemente, quando non parlano i fatti, parlano le parole. 

 

 

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