Incontri, cortei e mostre per ricordare Impastato

Peppino Impastato

di Carmela Corso

Provocatorio, irrequieto, geniale. Un trascinatore capace, con il semplice utilizzo della parola e della satira di scuotere le coscienze sfidando apertamente esponenti di primo piano di Cosa Nostra. Tutto questo e molto altro è stato Peppino Impastato, trovato morto sui sui binari della stazione di Cinisi nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 quando, nelle stesse ore, in via Caetani a Roma, veniva rinvenuto il cadavere del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Con il suo modo essere, di agire, beffardo, irriverente, sfacciato ha cambiato il modo di percepire e rapportarsi con la criminalità, diventando il simbolo della cultura e della lotta per la legalità.

Figlio di un mafioso cinicense, rompe ogni rapporto con il padre avviando un’attività politico-culturale antimafia, dapprima attraverso il giornale L’idea socialista e poi aderendo al PSIUP, lottando in prima linea al fianco dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, degli edili e dei disoccupati. Con il gruppo Musica e Cultura, prima e Radio Aut poi, si avvicina ai più giovani denunciando i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, primo tra tutti Gaetano Badalamenti, gestore del narcotraffico tra Sicilia e Sud America. Trasmissione di punta era Onda pazza a Mafiopoli l’appuntamento quotidiano durante il quale Peppino tra sbeffeggiava indistintamente mafiosi e politici. Una voce, quella di Peppino, ascoltata dappertutto a Cinisi soprattutto da Tano Seduto (nrd. Gaetano Badalamenti) che sfidava apertamente.

Nel 1978 è in corsa alle elezioni provinciali nella lista di Democrazia Proletaria. Il risultato di quelle elezioni Peppino non lo saprà mai. Sarà assassinato, nella notte tra l’8 e il 9 maggio, lasciato sui binari della stazione nel maldestro tentativo di inscenare un suicido e con una carica di tritolo sotto il corpo, a lasciare intendere la volontà di compiere un atto terroristico.

Quella di Peppino è la storia di uomo contro: contro la sua stessa famiglia contro il sistema, contro una mentalità mafiosa e clientelare, contro una popolazione asservita e omertosa, contro uno Stato assente e distante. Ciò che rimane di lui è un’eredità importante, incorporea ma, allo stesso tempo, tangibile, che si annida e si diffonde nelle menti di coloro che, quotidianamente, alzano la testa rispondendo a muso duro ai criminali che, per troppo tempo, hanno tenuto sotto scacco la Sicilia.

In occasione del quarantesimo anniversario della sua uccisione, l’impegno della comunità per proseguire il cammino tracciato da Peppino; un cammino che passa dalla cultura, dall’emancipazione e dalla consapevolezza che legalità e libertà sono un diritto di tutti.

Tante le iniziative: incontri, cortei, mostre e spettacoli per mantenere vivo il ricordo di uno dei martiri di Cosa Nostra che si conclude, martedì 9 maggio, con il presidio al casolare per la premiazione vincitori del bando dedicato alle suole e il corteo dalla storica sede di Radio Aut a Terrasini alla Casa Memoria Felicia e Peppino impastato a Cinisi. Negli spazi dell’ex casa dei Badalamenti e di Radio Aut  sarà, invece, allestita, la mostra “I diritti negati” – a cura di CMI e AsaDin e le fotografie di Letizia Battaglia corredate da videoproiezioni.

Nell’aula civica di Cinisi sarà possibile visitare “Le strade dell’apartheid” un progetto de I poeti Troiani con scatti di Luca Greco, Caterina Blunda, Pino Manzella, Nicola Palazzolo e Massimo Russo Tramontana, la collettiva “Cartoline per la libertà” ideata da Silvia Russo e “9 Maggio 1978 – Le Verità Negate” con immagini di Paolo Chirco. All’esterno, a cura di Pino Dicevi in collaborazione l’associazione Peppino Impastato, “Emigrazioni, migrazioni e conflitti mondiali“. Giovedì 10 maggio il raduno in vespa Cinisi – Corleone – Portella della Ginestra, per riappropriarsi di quei luoghi sottratti dai boss Provenzano, Riina e Bagarella.

A chiusura, venerdì 11 alle 21, nel casolare oggi centro sociale intitolato al piccolo Di Matteo la pièce teatrale scritta da Valeria Siracusa e diretta da Roberto Greco Lamentu per la morte di Peppino Impastato che racconta, attraverso la voce di Marika Pugliatti la storia di Peppino Impastato e dei suoi compagni di lotta. 

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