In barca a vela per lasciarsi alle spalle le malattie rare

ph Lance Asper on Unsplash

Sabato 28 settembre alle ore 14,3o,  primo pontile della Cala, avrà luogo un incontro tra bambini e ragazzi affetti da malattie autoinfiammatorie e reumatologiche e gli istruttori della Lega Navale Italiana di Sicilia e Calabria, insieme con esperti delle associazioni pazienti locali e nazionali, per una uscita in mare in barca a vela.

Il progetto Navigare in un mare di salute coinvolge soggetti tra gli 8 e i 20 anni affetti da febbre mediterranea familiare e altre malattie autoinfiammatorie/reumatologiche pediatriche attraverso una serie di incontri a terra e in mare con l’obiettivo di avvicinarli alla vela e, più in generale, alla cultura marinara che si svolgeranno con cadenza di uno/due al mese, condizioni meteorologiche permettendo.

Un progetto sviluppato dalla Lega Navale italiana e dall’associazione per le malattie reumatiche e autoinfiammatorie Remare Onlus Sicilia, in collaborazione con l’associazione malattie reumatiche infantili (Maris) Onlus Sicilia, l’Associazione italiana febbri periodiche (AIFP), l’azienda ospedaliera civico Di Cristina Benfratelli di Palermo, l’azienda ospedaliera universitaria G. Martino di Messina, l’azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Vittorio Emanuele di Catania e il grande ospedale metropolitano Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria (supporto di Novartis).

A fornire alla Lega Navale italiana lo spunto per costruire il progetto è stata la consapevolezza di quanto possa essere importante, sia per il corpo sia da un punto di vista relazionale e psicologico, l’esercizio fisico per i bambini e ragazzi con febbre mediterranea familiare o affetti da patologie reumatiche e autoinfiammatorie in generale.

«Consentire ai bambini e ai ragazzi di stare all’aria aperta coinvolgendoli in questo tipo di esperienza, un corso di barca a vela al quale non tutti possono accedere  – spiega Roberta Taverna, presidente di Remare Onlus Sicilia – è un’eccellente opportunità per fare veramente qualcosa di diverso facilitando la sensazione di sentirsi liberi che spesso il mare sa dare, un’opportunità di svago preziosa per questi giovani pazienti che convivono con malattie cosiddette “invisibili”, ma talvolta estremamente complesse da gestire nella quotidianità». (Redazione)

 

 

 

 

 

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