Il vaso come metafora

Una maiolica siciliana

(Sergio Scialabba) I vasi da farmacia in  maiolica creati quattro secoli fa, passati di mano in mano chissà quante volte, meritano un museo. Lo meritano Caltagirone, Burgio, Sciacca, Collesano, Trapani, Palermo con le loro rinomate scuole che esprimono il talento estemporaneo ed eccentrico proprio dell’ isola. Stupisce che, nonostante la loro fragilità, questi reperti siano sopravvissuti al tempo. Evidentemente il loro valore è, anche, nella funzione. Forme e diverse rappresentazioni grafiche, ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa, il santo a cui votarsi, l’ imperfezione che, in molti casi, certifica l’ autenticità. Residua persino l’ alchimia medievale, nella simbologia e, ancora, nella funzione, con la più abusata delle credenze, la fattura d’ amore, la scienza che trascolora in inganno.

Un museo ad hoc ci vorrebbe proprio

L’ idea di destinare un museo alle maioliche è stata rilanciata durante la corrente edizione delle vie dei Tesori. Viene da Emanuela Tortorici, appartenente alla famiglia di antiquari che gestisce la galleria-museo Athena antichità di viale della Libertà, un centro di promozione culturale nel centro della città. Una esposizione permanente delle maioliche siciliane sarebbe, anche, l’ occasione per riflettere sulla specificità della tradizione siciliana, sulle tante personalità locali che, pur avendo dato tanto nei campi della politica, della cultura e dell’arte, vengono colpevolmente ignorate, emarginate, dimenticate. Anche questo un inganno.

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