Il mare protagonista del debutto operistico di Ludovico Einaudi

In Winter Journey l’attualità fa capolino con il leader che arringa le folle, fa i selfie e indossa una cravatta verde ©Franco Lannino

(Marta Romano) Il debutto operistico del compositore Ludovico Einaudi, con Winter Journey, regia di Roberto Andò, in prima mondiale il 4 ottobre al Teatro Massimo, che coproduce lo spettacolo con il San Carlo di Napoli, lascia senza fiato fin dall’inizio.

Quando il sipario si alza protagonista è il mare, immenso, schiumoso e in tempesta, squarciato da luci assordanti che si perdono negli abissi, una visione quasi apocalittica che si fonde con la musica affidata agli archi incalzante e ripetuta ossessivamente in un gioco di tensione crescente fino alla visione dei corpi caduti in mare che sprofondano lentamente e inesorabilmente.

Scrivere un’opera sui migranti è impresa ardua e il rischio della retorica è dietro l’angolo. Eppure Winter Journey sfugge a tale rischio. La musica e la regia sono impeccabili, si muovono in punta di piedi, sfiorano drammi (quello di una famiglia costituita da un uomo, una donna e un bambino divisi dalla guerra), evocano immagini, suggeriscono tragiche corrispondenze tra passato e presente, ritorni ciclici della storia di esclusione, dolore, razzismo, paura, disumanità. Ed ecco che la carezza ha la potenza di un pugno.

E anche se l’attualità fa capolino con il leader che arringa le folle, fa i selfie, indossa una cravatta verde, invoca porti chiusi e strade libere dagli stranieri, si eleva una dimensione universale per la cifra essenziale, asciutta, poetica dell’opera a cui contribuisce in maniera determinante la levità del bellissimo testo dello scrittore irlandese Colm Toibin.

Winter Journey è l’evocazione di un viaggio disperato attraverso l’Europa da parte di chi è costretto a lasciare il proprio paese alla volta di terre in cui mendicare una possibilità di vita.

Ma è anche la denuncia della follia di ogni guerra con frammenti talvolta sfumati di città smembrate, scenari di guerra e effetti devastanti su civili e persone innocenti, anime in fuga svuotate degli affetti più cari, di radici e senza speranza nel futuro.

Winter Journey diventa così una preghiera corale e toccante, un oratorio in cui le voci assumono toni lirici e struggenti in un canto rivolto all’anima e alla memoria perdute dell’Europa.

Gli interpreti, bravissimi, sono il senegalese Badara Seck, la cantante del Mali, Rokia Traoré, che parlano e cantano nella loro lingua nazionale, Mouhamadou Sazll è il bambino, Elle van Knoll, voce recitante, è molto intensa, il politico è Jonathan Moore.

Orchestra e Coro del Teatro Massimo sono diretti da Carlo Tenan, le scene e le luci sono firmate da Gianni Carluccio e i  costumi da Daniela Cernigliaro.

L’opera ha avuto un grande successo, con oltre 10 minuti di applausi e pubblico in piedi. Repliche fino all’otto ottobre per uno spettacolo che merita di essere visto.

 

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