Il lavoro domestico cambia volto

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A fine 2020 i datori di lavoro domestico regolari sono 992 mila, in aumento rispetto all’anno precedente (+ 8,5 per cento). Aggiungendo la componente irregolare, si superano i 2,3 milioni di famiglie coinvolte.

Questi alcuni dei dati contenuti nel nuovo Rapporto annuale sul lavoro domestico stilato da Domina,

Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico.

Il 94,9 per cento dei datori di lavoro domestico è di nazionalità italiana. Gli stranieri comunitari rappresentano il 2,4 per cento, mentre gli extra Ue il 2,6 per cento.

Le donne rappresentano il 57,1 per cento dei datori di lavoro, anche se nell’ultimo anno gli uomini hanno registrato un aumento lievemente maggiore (+ 9,4 per cento, contro + 7,8 per cento delle donne).

Interessante, anche, l’analisi dei datori di lavoro per fascia d’età: le due classi più rappresentate sono quella sotto i 60 anni (31,5 per cento) e quella sopra gli 80 (35,9 per cento).

Si può ipotizzare che la prima fascia sia caratterizzata prevalentemente da rapporti di colf o baby sitter, mentre la più anziana da rapporti di badante (anche se, va ricordato, non sempre il datore di lavoro coincide con il beneficiario della prestazione).

Concentrazione nelle aree urbane, forte aumento al Sud

Tra i datori di lavoro, oltre un terzo si concentra in Lombardia e nel Lazio (complessivamente il 34,7 per cento). La componente femminile è mediamente del 57,1 per cento, con un range che varia tra il 52,5 per cento (Veneto) e il 67,0 per cento (Sardegna).

Nell’ultimo anno, in tutte le regioni italiane si è registrato un aumento del numero di datori di lavoro domestico. L’incremento varia tra il +3,1 per cento del Lazio ed il +21,0 per cento della Basilicata, mentre la media nazionale si attesta a +8,5 per cento.

Grandi invalidi, sacerdoti, parenti e conviventi

Tra i 920 mila datori di lavoro regolari, inoltre, figurano 98.310 grandi invalidi (9,9 per cento del totale) e 3.501 sacerdoti (0,4 per cento).

I grandi invalidi sono aumentati nell’ultimo anno (+6,1 per cento), mentre i sacerdoti sono diminuiti (-2,6 per cento).

Dai dati Inps è, inoltre, possibile approfondire i casi in cui esiste un legame di parentela tra lavoratore e datore di lavoro domestico. Sono, infatti, 633 i casi in cui datore e lavoratore sono coniugati (nell’80,4 per cento dei casi il lavoratore è donna).

Molto più frequente il legame di parentela (fino al terzo caso): si tratta di oltre 19 mila rapporti di lavoro, anche in questo caso con una prevalenza di donne tra i lavoratori (76,2 per cento).

Nel 2020 i rapporti di lavoro con lavoratore coniuge sono aumentati del 5,7 per cento, mentre quelli con lavoratore parente o affine sono aumentati del 4,5 per cento.

Ancora più frequente, inoltre, la situazione di convivenza tra lavoratori e datori di lavoro domestico. Si tratta, infatti, di quasi 220 mila rapporti di lavoro, pari a circa un quinto del totale.

Infine, oltre alle persone fisiche coinvolte nel Ccnl, vi sono 1.788 persone giuridiche che figurano come datori di lavoro domestico, in lieve calo nel 2020 (-3,1 per cento).

Si tratta essenzialmente di confraternite religiose che assumono direttamente il lavoratore domestico attraverso il Ccnl. (Redazione)

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