Il governo umilia i cattolici e la maggioranza si divide

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(Sergio Scialabba) “Sono sospese le cerimonie civili e religiose, sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva  partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Così recita l’articolo 1 del decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 26 aprile recante misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale. Questo significa che la messa, il più importante evento di comunicazione mai prodotto dalla civiltà cui apparteniamo, può attendere.

Insorge la Conferenza Episcopale italiana che si sente tradita. La maggioranza che sostiene il governo, invece, si divide.

Non posso – dice all’Ansa il ministro per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti, espressione di Matteo Renzi, commentando il discorso del premier Giuseppe Conte – tacere di fronte alla decisione incomprensibile di non concedere la possibilità di celebrare funzioni religiose” .

Non ho mai – prosegue – condiviso questa decisione e non credo ci assolva riferirci alla rigidità del parere del comitato tecnico scientifico. Sta alla politica tutelare il benessere integrale del Paese, e la libertà religiosa è tra le nostre libertà fondamentali“.

Altrettanto severo il giudizio dei vescovi, affidato a una nota che chiama il causa il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese la quale, intervistata da Avvenire, quotidiano della Cei, aveva detto:”Sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto“.

I vescovi fanno riferimento ad una interlocuzione tra la segreteria generale, il ministero e la stessa Presidenza del Consiglio, nel corso della quale si è, più volte, sottolineato in maniera esplicita che, nel momento in cui vengono ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia, la Chiesa esige di poter riprendere l’azione pastorale.

Adesso, invece, il governo “esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la messa con il popolo. Alla presidenza del consiglio e al comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana.”

Pertanto, i vescovi italiani “non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”Il riferimento è all’articolo 19 della Costituzione della Repubblica.

Dovrebbe – conclude la nota – essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo di questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”. Il rimando, immancabile, è alle parole del Papa di dieci giorni fa quando a Santa Marta intorno al rischio che l’esigenza dei fedeli di riunirsi posssa essere mortificata vedi “Non viralizzare la Chiesa, i sacramenti, il popolo di Dio”.

 

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