Il gelato non teme crisi (ma il 2020 è l’anno di quello d’asporto)

ph Erwan Hesry on Unsplash

(Sergio Scialabba) È arrivato il caldo e, con esso, la voglia di un bel gelato: abitudine dei palermitani consolidata che non teme nulla. Neanche la perniciosa emergenza epidemiologica che caratterizzerà l’estate del 2020. Destinata, presumibilmente, a dirottare molti consumatori verso vaschette d’asporto, tronchetti o zuccotti, da farsi confezionare e mangiare a casa.

Un’occasione per rivalutare il gelato in forme diverse da quelle più frequentate del cono, della brioche o della coppetta, con o senza panna e, qualche volta, impreziosite da un biscotto. Non dimentichiamo che il gelato ha, anche, straordinarie proprietà nutritive.

La capitale della Sicilia si distingue per le tante gelaterie tradizionali dove gustare una prelibatezza in cui i maestri gelatieri, nel tempo, si sono affinati. Un dolce che, storicamente, ha trovato nelle temperature isolane il contesto ideale per spopolare.

Inutile fare esempi: la città è piena di locali: da quello che vanta una storia pluridecennale all’altro dove si è in grado di guarnire coni e brioches in modi innovativi e stuzzicanti e, poi, quell’altro ancora che si è specializzato in frutta fresca o in diverse varietà di cioccolato.

C’è, invece, chi ha scelto di esaltare le produzioni locali. Ecco, quindi, il gelato al gusto del mandarino tardivo di Ciaculli. Si tratta di una particolare varietà con maturazione in marzo che si coltiva nella omonima località nel territorio a Sud della capitale.

Esso è un prodotto inserito fra i presidi Arca del Gusto di Slow Food: il termine “tardivo” stà ad indicare che la sua produzione avviene in ritardo rispetto a quella degli altri agrumi congeneri.

Il forte aroma, l’elevato contenuto zuccherino e la buccia molto sottile ne fanno una specialità prelibata e assolutamente meritevole di attenzione, essendo la produzione limitata a circa 200 ettari. 

 

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