Il futuro? Nel mondo sommerso e nei suoi cavi sottomarini

Atlantis

(Sergio Scialabba) Forse non tutti si ricordano di Atlantis, la cittadella oceanica immaginaria e laboratorio di ricerca marina appartenente al criminale Karl Stromberg, interpretato da Curd Jürgens in La spia che mi amava, il film di 007 con Roger Moore uscito nel 1977.

Molti farebbero bene però a cominciare a tenere nel debito conto l’importanza dei fondali marini e di tutto quello ci sta sotto. Il mondo sommerso è tornato alla ribalta. E i venti di guerra che spirano sia nei nostri mari che negli oceani hanno imposto l’attenzione sugli abissi che sono geografici e non, e su quanto lo spazio in essi compreso debba essere considerato o riconsiderato.

Meno del 20 per cento dei fondali marini, infatti, è mappato con tecniche moderne e solo per il 2 per cento esiste una cartografia aggiornata. “Il subacqueo è, con lo spazio e il cyber, uno degli ambienti nei quali l’umanità costruirà il proprio futuro” ha dichiarato al Corriere della Sera Luciano Violante.

Violante, giurista, magistrato ed ex presidente della Camera dei Deputati, guida da poco tempo la Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine, che si presenta come ponte tra competenze industriali e cultura umanistica.

Violante ha ricordato che il 99 per cento delle informazioni che ci arrivano tramite Internet passano attraverso 426 cavi sottomarini. Gasdotti, oleodotti e infrastrutture elettriche danno la misura dell’importanza geopolitica e geostrategica del mondo di sotto.

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Violante cita la giustizia ebraica