Il digital lending attira le microimprese

ph Alex Holyoake on Unsplash

Crescono le domande di Credimi Futuro, il finanziamento erogato in modalità digitale da Credimi, leader europeo del digital lending per imprese, che, dallo scorso 20 aprile, ingloba le garanzie statali previste dal decreto liquidità: copertura del fondo di garanzia al 90 per cento su un ammontare massimo del 25 per cento del fatturato aziendale 2019 per piccole e medie imprese con meno di 500 dipendenti.

I finanziamenti di Credimi – rivolti a società di capitali con almeno un bilancio depositato e società di persone con almeno una dichiarazione fiscale che abbiano un fatturato superiore a 100mila euro – attivano affidamenti aggiuntivi rispetto a quelli bancari grazie anche a una Italianonsiferma, innovativa operazione implementata con il gruppo Generali.

Una emissione di titoli di un valore pari a 100 milioni di euro, collocata interamente a risparmiatori privati e integralmente destinata a piccole imprese per far fronte al lock-down e prepararsi alla ripresa.

Finanziamenti con durata di 5 anni e 15 mesi di pre-ammortamento con un inizio di rimborso previsto per settembre 2021 con una domanda di finanziamento che può essere fatta in 2 minuti, da qualsiasi device, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, con documenti firmati digitalmente a fronte di una risposta che arriva in soli 3 giorni.

Una operazione in cui sia Credimi, che Banca Generali e Securitisation Service hanno ridotto del 50 per cento le proprie fee, decidendo di lavorare con la sola copertura dei costi operativi, per ottimizzare il più possibile le condizioni offerte.

Italianonsiferma è stata ideata anche per far fronte alle 4.671 domande di finanziamento che sono arrivate a Credimi dall’inizio della crisi sanitaria, ovvero quasi il 36 per cento delle richieste di finanziamento da giugno 2019 (data in cui è stato lanciato il prodotto Credimi Futuro). Solo nel mese di marzo 2020, le richieste sono aumentate di 5-6 volte arrivando a un picco di 1.300 per settimana.

Sono le microimprese a soffrire di più: Una richiesta di finanziamento su due arriva da pmi che durante il lockdown sono state costrette a restare chiuse. In particolare, negli ultimi due mesi le richieste sono arrivate per l’87 per cento da microimprese (ovvero con un fatturato sotto i 2 milioni di euro), per il 13 per cento da piccole e medie imprese (ovvero con un fatturato fino a 50 milioni).

Commercio al dettaglio e ristorazione le categorie più colpite. Le domande arrivano in particolare dalle categorie appartenenti al commercio all’ingrosso e al dettaglio (28 per cento) – tra quelle più colpite da questa crisi. Tra le altre macro-categorie in sofferenza, troviamo quelle appartenenti alle attività manifatturiere (16 per cento), alle attività di servizi e alloggio e di ristorazione (15 per cento) e al settore costruzioni (14 per cento). Seguono poi le attività professionali (6 per cento), servizi alle imprese (4 per cento), servizi di comunicazione e di informazione (4 per cento), trasporto e magazzinaggio (4 per cento), altro (9 per cento).  

Molte imprese hanno fatto richiesta di finanziamento per far fronte all’urgente bisogno di liquidità, ma va sottolineato che altrettante hanno richiesto un prestito per farsi trovare pronte alla ripresa. Non è un caso, infatti, che il 41 per cento degli applicant siano aziende con un canale e-commerce, attive quindi anche in questo periodo di crisi.   

Il 50 per cento delle richieste concentrato tra Lombardia, Campania e Lazio.

La Lombardia è la regione da cui sono arrivate più richieste (20 per cento del totale) anche per le tante domande arrivate da Milano, Bergamo e Brescia. Seguono Campania e Lazio (entrambe intorno al 15 per cento delle richieste totali). Veneto, Sicilia e Puglia le regioni che hanno fatto il maggior numero di richieste dopo le prime tre.

Grazie all’operazione Italianonsiferma siamo a liberare liquidità, nel modo più efficace e veloce possibile, per quella fascia di aziende più piccole, con meno risorse disponibili e dunque più colpite da questa emergenza sanitaria ed economica – ha dichiarato Ignazio Rocco, founder e ceo di Credimi.

Molte società italiane – prosegue – hanno il timore di non riaprire più. Ma ci sono anche molte piccole e piccolissime imprese che stanno provando a reinventarsi. Ecco perché è fondamentale che il credito arrivi velocemente e con poca burocrazia a queste imprese che non solo devono risollevarsi ma in molti casi devono proprio ripensare completamente al proprio modello di business perché dopo il covid-19, nulla sarà più come prima.”

 

 

 

 

 

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